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	<title>Il caso Carmichael: un progetto di scrittura avviato da giulio mozzi</title>
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		<title>Improbabile racconto di Natale di Adriana Iacono</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 17:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[0. Lavori in corso]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Scheletro di famiglia   Quella che segue è la mia traduzione dell&#8217;introduzione di &#8220;Family Skeleton&#8221; il libro scritto da Sabrina e Andre Carmichael insieme alla giornalista Aurora Mackey. La citazione di G.B. Shaw l&#8217;ho aggiunta io.   If you cannot get rid of the family skeleton you may as well make it dance.(Se non riesci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=161&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:20pt;font-family:Garamond;">Scheletro di famiglia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Quella che segue è la mia traduzione dell&#8217;introduzione di &#8220;Family Skeleton&#8221; il libro scritto da Sabrina e Andre Carmichael insieme alla giornalista Aurora Mackey. La citazione di G.B. Shaw l&#8217;ho aggiunta io.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"><em>If you cannot get rid of the family skeleton you may as well make it dance.</em></span><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"><em>(Se non riesci a liberarti dello scheletro di famiglia tanto vale farlo ballare)</em></span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">I gemelli di tre anni, Andre e Latanisha, sono seduti sul tappeto davanti alla tivù quando Sabrina, la sorella di otto anni, ritorna<span>  </span>a casa dalla scuola e si siede accanto a loro. Il fratello maggiore, Gregory diciassette anni, è vicino alla madre in cucina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 0 35.4pt;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">“Non hai compiti?” chiede la madre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 0 35.4pt;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">“Sì, ma’” sospira Sabrina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 0 35.4pt;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">“Perché non li fai allora?”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Sabrina sospira di nuovo e fa per alzarsi ma la madre e Greg improvvisamente si mettono a correre nella sua direzione. Sabrina si blocca, sicuramente li avrà irritati, forse ha sospirato troppo forte, invece si rende conto che non è lei che vogliono. Dietro di lei Greg ha afferrato Latanisha per le spalle. Poi anche la madre l’afferra e comincia a scuoterla con entrambe le mani.<span id="more-161"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Sabrina non sa che cosa abbia fatto Latanisha, che cosa li abbia fatti scattare. La sua sorellina adesso sta piangendo e la cosa fa arrabbiare ancora di più sua madre che prende a schiaffeggiare Latanisha e a colpirla sulla schiena e sulla testa mentre Greg la tiene ferma. È la prima volta che Sabrina vede Greg alzare le mani su Latanisha.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 0 35.4pt;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">“Mi vuoi stare a sentire?” Grida la madre. “Mi senti?”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">La madre e Greg sono entrambi chini su Latanisha ora, la schiaffeggiano come se qualcuno li incitasse e loro non potessero fermassi neanche se volessero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Poi la madre alza il pugno. E&#8217; un momento che resterà per sempre scolpito nella memoria di Sabrina  come una scena registrata su un video e ripetuta costantemente alla moviola: le nocche descrivono un arco per aria e atterrano con uno scricchiolio sulla testa di Latanisha che si accascia sul tappeto con un tonfo sordo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Andre e Sabrina sono ancora davanti alla tivù ma stanno entrambi guardando Latanisha in attesa di vederla rialzarsi o ricominciare a piangere. Sabrina è troppo spaventata per muoversi, ha il terrore che sua madre possa venire verso di lei, ma si rende conto, invece, che sua madre sta facendo la stessa cosa, anche lei aspetta che Latanisha si muova o riprenda a piangere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">La madre solleva Latanisha per le spalle e la scuote.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 0 0 35.4pt;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">“Tish?” dice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Poi la distende di nuovo a terra e le appoggia un orecchio sul petto. Sgrana gli occhi come se non credesse a quello che  sente. Appoggia la bocca su quella della bambina e tra un respiro e l’altro dice a Greg di<span> massaggiare i</span>l petto di Latanisha, di spingere quando glielo dice lei ma non troppo forte. Entrambi si danno da fare più volte, la madre che soffia dentro la bocca di Latanisha, che grida le istruzioni a Greg, che soffia di nuovo, fino a quando si fermano entrambi. Si alzano, guardano Latanisha poi vanno in cucina e cominciano a parlare sottovoce e a gesticolare. Improvvisamente la madre comincia a muoversi in fretta, va nella stanza da letto, poi di nuovo in cucina. Quando ritorna in soggiorno tiene un sacco nero della spazzatura<span>  </span>in una mano e una piccola scatola bianca nell’altra. La madre e Greg non dicono una parola. Greg tiene aperto il sacco della spazzatura mentre la madre solleva Latanisha e ce la mette dentro, poi strappa la scatola per aprirla. Prima che Sabrina riesca a vedere la pioggia di palline bianche scintillanti sulla sua sorellina ne sente l’odore: il fetore mortale della naftalina. La madre arrotola il sacco della spazzatura per chiuderlo. Sabrina vede la linea della gamba di Latanisha, il suo ginocchio piegato che preme contro la plastica, come se la sua sorellina cercasse di liberarsi. Ma la madre non ci fa caso, va nella stanza da letto<span>  </span>e ritorna trascinando il suo vecchio baule blu di metallo, quello che tiene sempre chiuso nell’armadio. Greg apre il lucchetto, la madre tira su il sacco di plastica lo mette dentro e chiude il coperchio. Insieme, la madre e Greg, trascinano il baule sopra il tappeto  fino alla stanza da letto. Sabrina non sa che cosa le dia il coraggio di muoversi, di seguirli, ma lo fa e dalla porta della stanza da letto li vede spingere il baule nell’armadio. <em>Ma c’è mia sorella lì dentro, </em>pensa mentre sente la porta dell’armadio chiudersi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Sabrina è già sgattaiolata davanti al televisore quando la madre e Greg ritornano in soggiorno e si siedono sul divano. La madre ha il respiro pesante, Greg strizza continuamente gli occhi come se qualcuno gli avesse puntato una torcia in faccia. Rimangono così a lungo, la luce tremolante dello schermo, Andre che si succhia il pollice, Sabrina con lo sguardo fisso in avanti, paralizzata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Nessuno parla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
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		<title>Il nostro libro in vetrina</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 15:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario di bordo]]></category>

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		<description><![CDATA[    Di Adriana Iacono   Il nostro libro è in vetrina. Ci sono i post it in colonna a testimoniarlo. Ogni colonna un personaggio: Madeline, Sabrina, Greg e tutti gli altri, c’è persino l’ispettore di polizia, nel caso qualcuno fosse tentato di farne un giallo. Ogni colonna un personaggio, una storia conclusa. Le colonne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=150&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"><a href="http://ilcasocarmichael.files.wordpress.com/2008/07/il-nostro-libro-in-vetrina1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-155" src="http://ilcasocarmichael.files.wordpress.com/2008/07/il-nostro-libro-in-vetrina1.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Di Adriana Iacono</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Il nostro libro è in vetrina. Ci sono i post it in colonna a testimoniarlo. Ogni colonna un personaggio: Madeline, Sabrina, Greg e tutti gli altri, c’è persino l’ispettore di polizia, nel caso qualcuno fosse tentato di farne un giallo. Ogni colonna un personaggio, una storia conclusa. Le colonne formano tante righe, ogni riga un pezzo del nostro libro che è un romanzo e si deve leggere come un romanzo. Ci siamo ributtati in mezzo al caso C. con un nuovo progetto, si ricomincia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> <span id="more-150"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Io, a dire il vero, all’inizio non capivo granché: <em>si deve potere leggere in senso verticale ma anche in senso orizzontale. </em>Dichiarava<span> Giulio </span>convinto. E mi veniva da chiedere: <em>scusa in che senso? Cioè in che direzione?</em> <em>Insomma cosa?</em> Lucia in macchina mi aveva avvisata: <em>abbiamo riempito la credenza di foglietti, ci sono righe e colonne. A ognuno una storia. </em>E io annuivo, stanca del mio lungo viaggio, consapevole di essermi persa un giorno intero di discussione e aggredita da un malevolo mal di testa. <em>Li ho lasciati che parlavano dell’anima.</em> Continuava Lucia lungo la strada verso casa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Riconoscersi sulla scala della stazione era stato facile. Salutarsi sorridendo naturale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">L’anima di Latanisha, sarà un anima da bambina o un’anima da adulta? Che tipo di coscienza deve avere? Giulio dice che anche lei dovrebbe avere una voce. Immagina una rappresentazione teatrale in un bosco, con la voce di Latanisha che viene fuori dagli alberi.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Suggestivo. Ma allora è un libro o una rappresentazione? Mi chiedevo senza parlare e Lucia rispondeva dicendo che le rappresentazioni teatrali sono molto costose e la forma di romanzo sarebbe la più semplice da realizzare<em>. Ah ecco. </em></span><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Stella scodinzolava festosa sulla porta. Ciao Guido, ciao Gianpaolo. Semplice, come salutare vecchi amici anche se ci incontravamo per prima volta. E per la prima volta ho visto il nostro libro formato post it.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Giulio ha le idee chiare e gusti decisi, non solo sui dolcetti alle mandorle e il primo sale al pepe ma anche sul nostro libro che sta lì sulla vetrina in formato post it. Attacca foglietti e sa bene cosa ha in mente. Lucia ha le idee chiare sulla cena e tra un pezzo di coniglio, una polpetta di tonno <span> </span>e un sorso di negramaro, facciamo tardi ma non troppo che domani la sveglia è all’alba. <em>Alle sei?</em> Propone Giulio, il quale ha scritto da qualche parte che il mattino ha l’oro in bocca. <em>Magari alle sette? </em>Facciamo noi quasi all’unisono. Lo so per esperienza personale che le levatacce non sono il mio forte. Infatti il mattino dopo sono l’ultima ma solo i post it dalla vetrina mi guardano con aria di sufficienza, gli altri sono sorridenti. Tutti tirano fuori carta e penna e io mi rendo conto di non avere portato nemmeno una matita, un quadernino. Che razza di scrittrice, penso. Comunque Lucia rimedia un po’ di fogli <span> </span>e una penna anche per me e così buttiamo giù qualche idea per il nome da dare al nostro gruppo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Cosa dovrebbe esprimere il nome?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Che siamo in tanti e che il nostro è un lavoro artigianale.</span></em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> <em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Il fatto che parliamo di una storia vera. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Che nel gruppo ci sono anche donne. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Cerchiamo parole: officina, cantiere, bottega. Ne scartiamo altre: premiata, antica, aperta. Ne associamo alcune fra loro per vedere l’effetto che fa: officine narrative, premiata bottega, cantiere aperto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Cos’ha di diverso il nostro gruppo rispetto agli altri? </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Il fatto che siamo dispersi. </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Un</span></em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> <em>volgo disperso </em>incalza Giulio che non si fa scappare l’occasione di citare Manzoni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">La mattina passa presto tra caffè e dolcetti alle mandorle in compagnia di Leopardi, Goffredo Petrassi, John Dos Passos. Tiriamo in ballo anche la tragedia greca, qualche classico russo e il premio nobel turco, infine ritorniamo a Latanisha e alla nostra storia. Il monologo di Madeline, i commenti dei vicini, Greg che parla al suo compagno di cella, Sabrina al processo, la Polizia, i servizi sociali, articoli di giornali. Giulio annota titoli e appunti sui post it in colonna, ogni colonna un capitolo, ogni capitolo un autore diverso, poi butta giù uno schema e le informazioni indispensabili per chi non è potuto venire. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Nel primo pomeriggio sono già di ritorno. Il nome non l’abbiamo trovato, cannazze e friselle non se ne sono viste, però siamo pieni di idee, sollecitati da una nuova energia, contenti di esserci incontrati. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Il nostro libro oggi è davvero in vetrina. Non una vetrinetta piena di post it in colonne ma un libro vero con una copertina vera, un titolo vero e ben tre autori. Non è esattamente il ‘nostro’ libro ma in parte è come se lo fosse. Da un anno scriviamo intorno a questa storia e solo oggi scopriamo i suoi protagonisti principali la stavano scrivendo insieme a noi. Non proprio ‘insieme’ ma comunque contemporaneamente anche se all’altro capo del mondo. Scarto geografico a parte, <span> </span>mentre noi qui cercavamo di raccapezzarci anche loro lì cercavano un senso. Family Skeleton nel titolo c’è già tutto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;">Ho visto la foto di Sabrina che presenta il suo libro, la sua storia. I capelli raccolti in due crocchie eleganti, una blusa bianca, una collana bianca, un bracciale bianco, uno sfondo bianco e una luce bianca a fare da contrasto alla sua pelle nera, alla sua storia nera. Sabrina sorride un sorriso mesto, gli occhi affogati nel suo dolore. Non è orgogliosa del <span> </span>libro, lo tiene in disparte pare voglia scusarsi di averlo scritto più che mostrarlo. Il libro l’ho già ordinato. Spero mi aiuti a trovare un senso alla storia che sto scrivendo. Spero aiuti Sabrina a trovare un senso alla storia che ha vissuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/150/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=150&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Family Skeleton</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 09:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuliomozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario di bordo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibs.it/book/9780882822952/carmichael-andre/family-skeleton-brother.html"><img src="http://ilcasocarmichael.files.wordpress.com/2008/06/family_skeleton.jpg?w=480" alt=""   class="alignnone size-full wp-image-146" border="0"></a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/142/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=142&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Collezione di Betty IV Parte &#8211; di Gianpaolo Borghini</title>
		<link>http://ilcasocarmichael.wordpress.com/2008/05/11/la-collezione-di-betty-iv-parte-di-gianpaolo-borghini/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 10:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono andata verso quei lampeggianti, pur non sapendo se era la direzione giusta C’erano tre macchine della polizia e un’ambulanza. Un agente bastava a tenere a distanza i curiosi, attirati dalle luci intermittenti blu come le falene dai lampioni. Solo dopo essermi aggiunta ai curiosi mi sono resa conto che ero al 94 di Rockaway [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=140&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sono andata verso quei lampeggianti, pur non sapendo se era la direzione giusta C’erano tre macchine della polizia e un’ambulanza. Un agente bastava a tenere a distanza i curiosi, attirati dalle luci intermittenti blu come le falene dai lampioni. Solo dopo essermi aggiunta ai curiosi mi sono resa conto che ero al 94 di Rockaway Parkaway, l’indirizzo che aveva scritto il farmacista.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Con questa consapevolezza ho subito pensato che Madelyn avesse fatto quello che desideravo fare io e che l’ambulanza fosse lì per portarne via il cadavere. <span id="more-140"></span>Poi il lettino è arrivato e sopra c’era la stessa donna che avevo visto in farmacia. Ma invece di rimanere rigida nella morte si dimenava enormemente. E urlava parole sconnesse, senza significato apparente. Inveiva contro qualcuno che non doveva essere lì a sentirla o che nemmeno esisteva. Era evidente che qualcosa non andava in lei, ma non aveva nemmeno pensato di uccidersi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">In quei momenti incerti, mentre aspettavo di vedere se sarebbero scesi con quella donna sul lettino, avevo provato una profonda invidia per lei. Dopo averla vista non la invidiavo più. Me ne sono andata, sicura che dovevo trovare una soluzione diversa per quell’ultima scatola.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Invischiata profondamente in questo problema pratico, ho cominciato a vagare incerta, come sperduta in un mondo al quale sentivo di appartenere sempre meno. Il tempo ha cessato di essere una convenzione, per diluirsi, sfilacciarsi, confondersi con un brodo primordiale intossicato da microrganismi velenosi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Dopo un’ora, forse due di vagabondaggio senza scopo, mi sono ritrovata davanti al portone da dove era uscita Madelyn, con il dubbio di non essermi mossa da lì. Qualcuno stava ancora osservando il transito di poliziotti indaffarati e inquilini spauriti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Fra i curiosi che speravano di partecipare a qualcosa di trucido, mi è rimasto nella memoria solo un uomo. Non sembrava essere lì per caso o, comunque, per motivi più importanti della semplice curiosità. Mi colpirono le lenti dei suoi occhiali da vista: erano molto appannate, tanto che non mi spiegavo come potesse vederci. Portava una macchina fotografica al collo, una di quelle da fotografo. Forse era questa a dargli un’aria diversa, resa più seria dall’arnese elettronico penzolante dal collo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ho pensato che si trattasse di uno di quei fotografi perennemente alla ricerca di uno scoop, di uno scatto da prima pagina. L’ho immaginato davanti a casa mia, quando sarei stata io ad attirare i curiosi. Magari sperando di portarsi via l’immagine del mio corpo livido, privato dell’anima, con una densa schiuma biancastra a riempirmi la bocca.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Dopo un po’ è svanito.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Credo che sia riuscito a entrare nel palazzo e, forse, a catturare quelle immagini che l’avevano portato in quel posto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Nel ritorno a Manhattan non ho sentito nessun trionfo, stavolta, ma un vuoto più spesso di quello abituale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Cliff stava mangiando del pollo fritto, seduto sul divano, guardava una partita di football in TV. La voce alterata del commentatore arrivava sgradevole fino a me, che mi ero fermata a osservarlo dall’ingresso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-24.75pt;text-align:justify;margin:0 0 0 38.95pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">              </span></span><span style="font-size:13pt;">Betty sei tu? – mi ha chiesto</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-24.75pt;text-align:justify;margin:0 0 0 38.95pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">              </span></span><span style="font-size:13pt;">Si Cliff, sono io – </span></span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">Poi ho aspettato qualche istante, per dargli la possibilità di chiedermi come stavo. Per vedere se, dopo aver abbassato un po’ il volume, mi avesse offerto un po’ del suo pollo.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">Mi sarei accontentata che si fosse interessato, un minimo, alla mia giornata. Ma una squadra ha fatto touch down e a lui è caduta una coscia unta sul tappeto dall’emozione. Sono andata in camera mia e ho chiuso la porta a chiave.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">Solo dopo ho pensato a Vanessa, mia figlia. Ma non avevo più l’energia necessaria per uscire a vedere se era in casa e, anche se l’avessi trovata, non avrei saputo cosa dirle. Ho sempre odiato dover interagire con chi ti ignora per il piacere di ferirti. E lei lo faceva in modo sistematico con me. Lo faceva anche con Cliff, ma a lui non importava. Non avrei saputo dire come fossimo arrivati a quel punto, che cosa fosse stato a scatenare questa rabbia muta in lei.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">Un tempo, fino a che Vanessa è stata bambina, non andava così male fra di noi. Ci deve essere stato un momento in cui i nostri rapporti hanno cominciato a deteriorarsi. Un momento che non ho saputo riconoscere. E poi tutto è rotolato, acquistando sempre più velocità, come un masso attirato dalla gravità. Ora non posso più recuperare è troppo tardi anche per questo, ormai. </span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">Due giorni dopo eravamo a cena dai White. Capitava ogni tanto che ci invitassero, sempre la domenica sera. Cliff aveva accettato l’invito senza nemmeno chiedere se mi andava. Certo George White era il socio di Cliff e sua moglie Amanda era mia amica, ma avrebbero potuto almeno chiedermi se ero d’accordo. Non lo avevano fatto e io non avevo sollevato nessuna questione particolare. Come sempre mi ero tenuta tutto il disagio per me.</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent3" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:Times New Roman;">I White abitavano nella zona di Broadway, vicino ai teatri e dovevamo prendere un taxi per andarci. Di solito, nell’ultimo tratto, mi piaceva guardare fuori dal finestrino le insegne degli spettacoli. I nomi, costruiti con centinaia di lampadine colorate, mi affascinavano come fossi stata una bambina. Ma quella sera ero rimasta immersa nei miei pensieri per tutta la corsa, non ricambiando nemmeno la stretta di mano che Cliff mi aveva tenuto. Nel suo linguaggio muto significava che quelle ore le dedicava soltanto a me, anche se io non glielo avevo chiesto. Lui non capiva che avrei avuto bisogno di lui sempre e non solo quando trovava il tempo di rivolgermi la sua preziosa attenzione. </span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilcasocarmichael.wordpress.com/140/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=140&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La Collezione di Betty di Gianpaolo Borghini &#8211; III Parte</title>
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		<pubDate>Fri, 02 May 2008 20:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Subito avrei voluto chiamare il medico per una spiegazione, ma poi ho dubitato che lui avesse potuto sbagliare in questo modo. L’unica spiegazione plausibile era che a farlo fosse stato il farmacista. Non poteva essere andata che così. E tutto a causa di quella donna che voleva saltarmi davanti. Se fossi andata a chiedere un’altra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=139&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Subito avrei voluto chiamare il medico per una spiegazione, ma poi ho dubitato che lui avesse potuto sbagliare in questo modo. L’unica spiegazione plausibile era che a farlo fosse stato il farmacista. Non poteva essere andata che così. E tutto a causa di quella donna che voleva saltarmi davanti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Se fossi andata a chiedere un’altra ricetta, così presto, avrei dovuto spiegare quello che era successo, ma non avrei mai potuto dire in quale farmacia si erano sbagliati. O avrei dovuto dire che l’avevo persa e, forse, il dottor Lowrence avrebbe denunciato il fatto. La farmacia nella quale ero andata avrebbe potuto segnalare che la ricetta era presso di loro e chissà cosa sarebbe successo. Addirittura il farmacista avrebbe potuto riconoscermi.<span id="more-139"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ma non potevo continuare a spremermi la mente in questo modo. Se lo avessi fatto la mia testa sarebbe scoppiata e non avrei mai più potuto formulare un pensiero. Quello che mi rimaneva, senza dover pensare troppo, era tornare in quella farmacia. Certo non mi faceva piacere, ma non avevo alternative, in quel momento. Lo sforzo più grande è stato superare l’ansia che mi divorava e mi imponeva di non uscire. Avrei dato qualsiasi cosa per non lasciare il tepore della mia stanza, ma aspettare ancora avrebbe peggiorato enormemente i miei nervi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Per mimetizzarmi un po’ ho deciso di indossare un vecchio cappotto fuori moda, che non mettevo da almeno due inverni. Non so per quale ragione non l’avessi ancora buttato, forse perché sapevo che mi sarebbe servito per sembrare diversa da quella che ero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">All’uscita della metropolitana la banda di ispanici era dove l’avevo incontrata alla mattina. Malgrado il cappotto dimesso e il buio di una sera ancora acerba, che ormai ha avvolto tutto, mi hanno notata subito. Stavolta si sono girati a guardarmi più o meno tutti, almeno così mi è sembrato. Ho dovuto soffocare l’istinto di scappare, di correre verso le strisce pedonali che mi avrebbero portato in farmacia. Questo li avrebbe insospettiti creando in loro il dubbio che avessi qualcosa di valore con me. Allora ho cercato di ignorarli, guardandoli con la coda di un occhio, pregando che non si accorgessero che li stavo controllando.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Con disperato orrore ho visto due di loro che si stavano muovendo verso di me, anche se ad una certa distanza. Ho attraversato le strisce di slancio, senza guardare, incassando il clacson stizzito di un taxi e mi sono trovata fra le braccia della guardia in giubbotto antiproiettile, all’ingresso della farmacia. La guardia doveva aver visto tutto e mi aspettavo di incassare un po’ di solidarietà. Invece mi ha detto: “Noi non siamo adatti a certi posti, come certi posti non sono adatti a noi”. Poi ha rivolto l’attenzione ai due che mi stavano seguendo. Loro hanno attraversato di nuovo le strisce dopo qualche secondo, mordendo un hot dog fumante. La loro mira non ero io, ma qualcosa di molto più succulento: un panino caldo con salciccia, maionese e senape. Mi sono sentita meno appetibile di una cosa del genere e, non so il perché, mi è dispiaciuto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il farmacista, lo stesso della mattina, non mi ha riconosciuto, forse a causa del cappotto diverso. Gli ho spiegato la vicenda, che non ricordavo il nome del farmaco prescritto, ma che lui doveva ancora avere la ricetta fra quelle ritirate. Stranamente, però, ricordavo il nome della donna di colore: “Madelyn”. Ci ho messo un po’ a convincerlo ad andare a guardare e lo ha fatto solo perché in farmacia non c’era nessun altro da servire. Dopo essere sparito nel retro è tornato con la mia prescrizione in mano. Mi ha squadrata per un attimo, forse per capire se l’indirizzo milionario che riportava il foglietto potesse corrispondere a me e al mio cappotto fuori moda. Ma l’impressione deve averlo convinto perché mi ha detto:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Mi spiace signora, vedo che il farmaco che ha lei non è quello che c’è scritto qui. Mi scusi per quello che devo dirle, ma non posso essere sicuro che sia davvero un nostro errore.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Non possono essere le pillole di Madelyn ? &#8211; ho chiesto io. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Madelyn ? Come fa a conoscerla e a sapere che questo antidolorifico potrebbe essere suo?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Perché l’ha servita assieme a me, Madelyn mi è passata davanti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Adesso ricordo, sì, certo. Mi scusi moltissimo, signora, davvero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Allora può rimediare, mi può dare il mio medicinale?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Non è così semplice, non posso darglielo in questo modo. Se vuole posso telefonare al suo medico per darle un’altra scatola dello stesso sonnifero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">No! Grazie. È molto gentile, ma non vorrei disturbare il dottor Lowrence, è sempre così impegnato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:13pt;">-<span style="font:7pt &quot;">           </span></span><span style="font-size:13pt;">Senta, anche a Madelyn credo che servano le pillole che ha lei. Se vuole ho il suo indirizzo, anche se non potrei darglielo, ma provi ad andare a casa sua e a spiegarle quello che è successo. È una donna un po’ strana, ma se le dice che ha lei i sui antidolorifici dovrebbe capire.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Mi ha scritto l’indirizzo su un foglietto sponsorizzato da un lassativo molto conosciuto, indicandomi sommariamente come potevo trovare il palazzo di Madelyn Carmichael. “Non è lontano”, mi ha detto. “Speriamo che sia vero”, ho pensato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Fortunatamente la banda era sparita di nuovo, forse avevano preso la metropolitana per andare da qualche parte. Ho sperato di non doverli incrociare mai più, non potevo essere sicura che avrebbero sempre preferito un hot dog alla mia borsetta.</span></span></p>
<p><span style="font-size:13pt;font-family:&quot;">Trovare la strada che vedevo scritta sul foglietto è stata un’impresa. Il buio confondeva l’orizzonte e le strade sembravano tutte uguali. Invidiavo le persone che incrociavo: tutte sembravano sapere perfettamente dove stavano andando. Avrei potuto chiedere a loro se conoscevano il posto che cercavo, ma avevano così fretta. Quando decidevo di domandare a qualcuno con un aria rassicurante, nel tempo della decisione era già troppo distante da me. Ho girato così per mezz’ora e quando ero ormai nella certezza di essermi persa, ho visto dei lampeggianti in lontananza, davanti all’ingresso di uno dei fabbricati grigi che costeggiavano la strada.</span></p>
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		<title>varianti e altre storie</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2008 21:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici variazioni sul caso C.                      Variante undicesima   Pioveva ancora, sembrava una gabbia. - Non mi vuoi più vedere?- dice lui. - È stato un ottobre grigio. Per favore, rispondeva Sabrina. - Per favore, ho bisogno di stare sola. Quando lui ha fatto la valigia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=138&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><em><span style="color:#ff0000;">Undici variazioni sul caso C.                      Variante undicesima </span></em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Pioveva ancora, sembrava una gabbia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non mi vuoi più vedere?- dice lui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È stato un ottobre grigio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per favore, rispondeva Sabrina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Per favore, ho bisogno di stare sola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span id="more-138"></span>Quando lui ha fatto la valigia e ha indossato il cappotto, c’era ancora silenzio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È seduta sul materasso, ormai guarda le pareti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le pareti chiudono intorno, dentro una scatola. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>C’è odore di buon incenso senegalese. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La temperatura della stanza non supera i sedici gradi centigradi. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La porta s’è chiusa, non lascia entrare nessuno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sabrina rimane così, finché può, finché non avrà rimosso qualcosa d’importante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dopo giorni e giorni è continuato a piovere. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il cielo grigio come una prigione. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sulle pareti Sabrina ha piantato tanti chiodi, in ordine sparso. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il cuore ha fatto un balzo in avanti. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sabrina versava del tè nella tazza e immergeva un cucchiaino di miele d’acacia. Prima ancora di sorseggiare aspirava dilatando le narici e sentiva tanto calore in circolo. Chiudeva gli occhi. Aveva scelto alcune foto in bianco e nero da appendere nella stanza. Un tempo credeva al paradiso, ma era tanto tanto piccola. Accellerare la fine di qualcosa le ha suscitato un senso di nausea. Il freddo le correva per le ossa, come brividi di foglie. Non c’èra nessuno intorno, solo oggetti, anche Sabrina sembrava una cosa posata dentro una stanza. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È Continuato a piovere, aghi appuntiti, fruscìo leggero come la pendola. Quando lui ha scardinato la porta, lei era seduta sul divano ed era quasi uno scheletro. Ha voltato gli occhi da lì a lì, dalla stanza all’ingresso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Che stai facendo? &#8211; le ha detto lui con tono di supplica. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei naturalmente non ha risposto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando le ha toccato la mano ossuta, come per fargli sentire il proprio affetto, s’è scostata. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non mi toccare! &#8211; ha detto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei s’è allontanata più in là. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non rispondi al telefono, sei chiusa qui da un sacco di giorni, dove sei dove sei?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- C’è un mondo meraviglioso laggiù. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dove? Che dici? Che fai qui dentro? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui guarda tutte le foto appese sulla parete e quelle che penzolano qua e là. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credi ancora? &#8211; dice lei. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sì, sì, ci credo &#8211; risponde lui visibilmente sconvolto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non è vero &#8211; dice lei. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Alzati, usciamo fuori &#8211; fa lui, e allunga un braccio intorno alle sue spalle ossute. Sabrina guarda una foto: Lavinia le dava un bacio sulla guancia, Maddalena le stringeva il collo, sorrideva come un angelo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credi che è tutto qui, non c’è nient’altro. Tutto è qui, lo tocchi &#8211; ha detto Sabrina dandosi un pizzicotto sulla mano, &#8211; non c’è altro, e potrebbe essere bellissimo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché ti vuoi fare del male? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sto bene, sto bene&#8230; </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui poi tirava su il naso, dentro la stanza c’era un tanfo di mortovivo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Usciamo fuori &#8211; dice. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei non si muove e dice: </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Se non ci credi, ti faccio vedere una cosa. Apri l’armadio, dài &#8211; dice spazientita. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui prova ad aprire l’armadio, ma è inutile. Il tempo s’era rabbuiato che era già notte, pioveva a secchiate.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Scrosciare fitto fitto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Santo cerca sopra il tavolo, in mezzo a libri e fogli. S’è alzato i pantaloni che gli calavano. rova la chiave dell’armadio, apre gli sportelli e dentro non vede vestiti, neanche cappotti, non vede camice, ma un cumulo di ossa da cimitero, ossa bianche e lucenti, pietra pomice.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credi? &#8211; ripete la donna. – Non ci credi che piove terribilmente?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sei pazza &#8211; esclama lui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non è vero. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti dico che ci credo: piove, piove! E quella roba laddentro dove l’hai presa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei s’alza, barcolla un po’, come se si lasciasse trascinare dall’aria.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Come piove! Finalmente un po’ d’acqua buona! </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sabrina è chinata sulla vasca da bagno, scrosta tutta la roba ammonticchiata servendosi di una retina grigia, come se pulisse la padella. Santo invece sta lì davanti e osserva, seduto sulla tazza del cesso. In bagno c’è una finestrella posta in alto: si sente il ticchettìo della pioggia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Hai paura? &#8211; dice Sabrina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È macabro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dobbiamo abituarci.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ti riconosco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È seduta in ginocchio e usa la candeggina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché? &#8211; dice lui con una smorfia in volto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Devo arrivare fino in fondo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dove le hai prese?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non le riconosci?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sabrina alza qualcosa che somiglia a un femore umano, l’alza come se fosse una valchiria e avesse in mano una spada.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- L’hai disseppellita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Questa è la mia vendetta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">©Fg</p>
<p><!--EndFragment--> </p>
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		<title>varianti e altre storie</title>
		<link>http://ilcasocarmichael.wordpress.com/2008/04/30/varianti-e-altre-storie-9/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 18:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici variazioni sul caso C.                              Variante decima   - Cosa bevi? - Rum. - Quale preferisci? - Zacapa. Il banconista era giovane, capelli corti, maglietta nera. - Fa freddo stasera. - È gennaio. Versò il rum nel bicchiere, era allegro, ascoltava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=137&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span><em><span style="color:#ff0000;">Undici variazioni sul caso C.                              Variante decima </span></em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cosa bevi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Rum.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Quale preferisci?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Zacapa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il banconista era giovane, capelli corti, maglietta nera.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span id="more-137"></span>- Fa freddo stasera.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È gennaio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Versò il rum nel bicchiere, era allegro, ascoltava il jazz. Il cliente lo prendeva liscio il rum, senza ghiaccio, e non lo diluiva: aveva amato una donna che beveva gin e vodka, una donna a cui non piaceva guardarsi allo specchio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dove abiti?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- A due passi da qui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Avevo un amico che abitava a due passi da qui, teneva l’albero di natale dodici mesi l’anno, lo lasciava luccicare dietro il vetro e poi si fumava un po’ d’erba afghana rileggendo Sartre.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È morbido, caldo – disse il cliente, &#8211; un’armonia di suoni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È una delle migliori marche.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Prezioso, direi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Un giorno due ragazze si sono sedute a quel tavolo laggiù, e si sono scolate non so quanti bicchieri di rum e pera, e ridevano, ridevano tra loro, sembravano due amanti, che donne!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non c’è nessuno ancora.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il locale era vuoto, il pavimento lucido, l’aria troppo pulita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ancora è presto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È piovuto e c’è freddo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E come ti va?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I liquori brillavano sopra la mensola, il bicchiere di vetro trasparente, il sottobicchiere umido.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Conosci Art Tatum?, &#8211; chiese il banconista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>No, rispose il cliente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non conosci Art Tatum!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- No. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cazzo!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Chi è?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Un nero, uno che se la filava a fare il jazz. E Gould, dimmi, Glenn Gould lo conosci?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Un altro jazzista?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- A modo suo …</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cosa faceva?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Aveva una passione per i reagenti chimici, come Pastorius.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Chi è Pastorius?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nel locale entrò una ragazza e un ragazzo, con loro anche una folata di vento e freddo e pioggia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Per cosa vale la pena vivere? – chiese il cliente, e ricordava quando sua moglie era un po’ matta, s’agitava sopra il tavolo della cucina e cantava a braccia aperte l’Opera lirica.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Per la propria donna – rispose il banconista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Diceva bene lui, la cui donna aveva capelli dorati e spicchi di mandarino per labbra. Per cosa vivere, chiedeva ancora il cliente, col bicchiere di rum in mano. Una donna sarebbe stato poco, diceva. L’amore non può dare la felicità. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Vivere per spassarsela &#8211; disse il banconista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Diceva bene lui, che aveva una donna bella come la luna d’agosto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E poi? – disse il cliente, &#8211; ne avrai a noia anche di quello. Quando sei finalmente un uomo e potrai stare solo, per cosa continueresti a vivere?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il banconista disse che voleva viaggiare e voleva essere ricco, e con la sua donna, tenera come la notte, avrebbe girato il mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I sogni invece per il cliente erano vapori bizzarri da tenere in conto nel dormiveglia, perché solo in sogno facevano stare bene, in compagnia delle nuvole. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Conoscevo una donna che aveva perso il figlio, &#8211; aggiunse il banconista, &#8211; e voleva morire. E per non togliersi la vita andava al cimitero, ogni giorno. Era diventato una seconda casa, ma non bastava più; di notte era come se sentisse la voce del figlio che l’angustiava e rischiava d’impazzire. Così una notte la donna dissotterrò il cadavere del piccolo e se lo portò dentro casa, lo seppellì nel giardinetto e vi piantò sopra un albero di limoni. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- La mia donna, invece, non faceva niente durante il giorno, &#8211; disse il cliente, &#8211; dormiva e beveva, non usciva di casa, viveva lì dentro come fosse stata in carcere. Ci sono stati giorni in cui la vita non contava nulla per lei. Sospettava, di tutti. Correva al di là della barricata, tra la vertigine e la depressione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E ora? &#8211; chiese il banconista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ora s’è fatto tardi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un ragazzo e una ragazza seduti dentro il locale si tenevano per mano, facevano gli innamorati, col brutto tempo che c’era fuori. E il cliente, con tutto il brutto tempo che c’era fuori, sentiva la propria esistenza attaccata ancora alla propria donna; ma il<span>  </span>mondo era diventato opaco, e lui più simile a un fantasma che attraversa inconcludente cose, oggetti e corpi.</span></p>
<p class="MsoNormal">© Fg</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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	</item>
		<item>
		<title>varianti e altre storie</title>
		<link>http://ilcasocarmichael.wordpress.com/2008/04/24/varianti-e-altre-storie-8/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 14:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici variazioni sul caso C.                                           variante nona   - E poi &#8230; - La realtà è fiction – dice lei. - Abitavano insieme tutt’e quattro e il padre non c’era mai, era una mezza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=136&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color:#ff0000;">U</span><span style="color:#ff0000;">ndic</span></em><em><span style="color:#ff0000;">i variazioni sul caso C.                                           variante nona</span></em></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><span>- E poi &#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- La realtà è fiction – dice lei.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Abitavano insieme tutt’e quattro e il padre non c’era mai, era una mezza checca, andava in giro ad ammazzare gatti e poi li vendeva ai ristoratori per pagarsi l’affitto di casa. E lo sai che faceva la madre per vivere? Il figlio più grande le trovava i clienti, e quando gli affari andavano male se la prendevano con gli altri due.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Veramente?<span id="more-136"></span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Puoi immaginare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Gli assistenti sociali le hanno tolto il figlio più piccolo e lo hanno dato in adozione, e poi considera che col tempo il maggiore è finito in prigione, la ragazza s’è sposata a sedici anni, la madre è rimasta in casa da sola a fare quello che ha sempre fatto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Come lo sai?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Lo hanno detto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ma sei sicuro?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sì.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Mmm…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Tutto è venuto a galla dopo che hanno trovato la cassetta dentro l’armadio. Uno dei figli ha raccontato tutto, della sorellina gemella e tutto il resto che ti ho raccontato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei lo ascolta e poi cambia espressione, come se avesse sentito la presenza di qualcuno che coricato insieme a loro due, e li osserva, e lei dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Se ci fosse qualcuno che ci spia?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cosa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ho sentito dei rumori.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ho sentito nulla.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ascolta …</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Stanno tutt’e due muti guardandosi negli occhi, il maschio e la femmina, sotto le lenzuola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- C’era qualcuno …</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Domattina cosa fai?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non hai sentito? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- La solita storia?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sei troppo ingenuo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui si alza, s’affaccia alla finestra, osserva fuori e guarda un muro grigio difronte, poi torna a letto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché mi chiedi di domani? – dice lei.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui alza le spalle, lei guarda il soffitto. Respirano leggermente, soffiano l’aria pesante sopra la faccia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Credi ai fantasmi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Quando sono a casa ho paura che qualcuno mi possa spiare. Mentre mi faccio la doccia, quando dormo, quando incontro qualcuno. Non credo ai fantasmi. Sento rumori, un chiacchiericcio, ed è come se qualcuno stesse commentando quello che faccio. Mi sento ridere dietro le spalle. Non puoi capire. C’è una coppia che sta sempre lì a dare il cibo ai gatti del cortile. Mi sento osservata, non li saluto neanche. Ho chiesto ad una agenzia di investigazione di bonificare l’appartamento, mi hanno chiesto una cifra esorbitante. Tu lo sapresti fare?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Fare cosa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Vedere se ci sono radiospie, telecamere, cimici…</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui la guarda e dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Hai un bel bacino!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei sorride:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Scemo. Non cambiare discorso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Parli sul serio?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- A dirti queste cose già tremo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Forse non dovevo raccontarti la storia della bambina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Come si diventa pazzi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci pensare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Il pazzo è pazzo o diventa pazzo?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui le sorride ancora, fa una smorfia come un idiota e dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Il pazzo dovrebbe essere già pazzo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Guarda, non sono paranoica. Le persone sono curiose. No senti nulla? quelle voci &#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Lui le posa la mano sulle labbra, e ascolta una voce indistinta di donna.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È la vicina di casa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Parla di noi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Parla al telefono.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Chi è?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È la vicina di casa che parla a telefono, vive sola e non mi spia, è gentilissima, stai tranquilla. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Quando faccio la doccia a casa sento strane voci che vengono da sopra e qualche volta chiudo il rubinetto, sto in ascolto ed è come se anche loro si zittissero per non farsi sentire. Sento una presenza ed è come se qualcosa dentro di me cominciasse a tendere i nervi e perdo la serenità. Credi che sto impazzendo?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui le bacia la fronte, lei poggia il capo al suo petto, lui le accarezza i capelli folti come cespugli di more.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>  </span>Credi che abbia perversioni?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Hai paura di qualcosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Come ti sembro?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Normale, normale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dici?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti sei impressionata!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Un poco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ti fidi di nessuno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>  </span>&#8230; è bello qui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Qui dove?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- La casa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti piace?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Mi piace. La casa è piccola ma accogliente. Mi piace il quadro dell’ingresso. E poi qui non sarei sola. L’appartamento è luminoso, si possono contemplare i tetti della città. La coppia sopra casa mia è morbosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E ti guardano mentre fai la doccia …</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È assurdo!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non conosci niente di me.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lui pensa un poco, fa la faccia pensierosa. Lei dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- L’altro giorno ho visto al bar un uomo e una donna e ti ho pensato. Lei parlava sempre e lui stava zitto. Era squallido. Mi ha ricordato come fai tu, che non parli mai delle tue cose. Vorrei anche io una casa come questa&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Stanno così un altro poco, senza dirsi niente di più, uno da una parte e l’altro dall’altra. Poi lui dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- È tardi, t’accompagno a casa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>-<span>  </span>Penso ancora a quella storia che m’hai raccontato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ci credi al perdono, al senso di colpa, a quelle cose lì?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non lo so.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si vestono tutt’e due, lei senza guardarlo, lui di fretta. Lui l’aiuta a calzare gli stivali, lei gli chiede:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Anche tu ti sei stancato di me.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Anche io cosa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei non glielo ripete, va verso l’ingresso, poi si volta e dice:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Lo fai apposta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non riesco a fare niente, neanche a farlo apposta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Lo fai apposta, invece, e mi giudichi. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Forse, ma non è come credi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Mi mandi via così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sono fatto male.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E ti è bastato?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- A te è bastato?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Fanno silenzio, lui si guarda allo specchio, lei le dà le spalle e indossa il cappotto, ha gli occhi lucidi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti sta bene quel cappellino – dice lui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sei bravo a dissimulare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti sta bene.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Dovremmo parlarne.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Bel cappelino rosso!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Escono di casa, la porta si chiude, il letto rimane sfatto, la stanza buia.</span></p>
<p class="MsoNormal">© Fg</p>
<p><!--EndFragment--> </p>
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	</item>
		<item>
		<title>La Collezione di Betty &#8211; II° Parte &#8211; di Gianpaolo Borghini</title>
		<link>http://ilcasocarmichael.wordpress.com/2008/04/19/la-collezione-di-betty-ii%c2%b0-parte-di-gianpaolo-borghini/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 06:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Poi, come se la novità avesse subito smesso di essere interessante, i ragazzi hanno rivolto la loro attenzione ad altro. Le paure sono svanite; evidentemente avevano notavano solo la stranezza della mia figura per i loro occhi, nient’altro. Non sembravano avere nessuna intenzione bellicosa, almeno per il momento. Per raggiungere la farmacia dovevo attraversare solo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=134&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Poi, come se la novità avesse subito smesso di essere interessante, i ragazzi hanno rivolto la loro attenzione ad altro. Le paure sono svanite; evidentemente avevano notavano solo la stranezza della mia figura per i loro occhi, nient’altro. Non sembravano avere nessuna intenzione bellicosa, almeno per il momento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Per raggiungere la farmacia dovevo attraversare solo la strada. Avvicinandomi ho notato le vetrine protette da reti metalliche e una guardia armata con giubbotto antiproiettile come usciere. Fino a quel momento avevo solo sentito parlare delle zone di frontiera, continuamente pronte allo scontro, che si trovavano nella città con le stesso nome di quella dove avevo sempre abitato: New York.. <span id="more-134"></span>Dove esistevano le trincee, anche se solo nella mente di quella parte di senza futuro che ci abitavano e della polizia del supersindaco Giuliani. Trincee che avevo visto nello sguardo dei ragazzi ispanici che mi avevano fissato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quel posto mi trasmetteva un senso di disagio, di freddo. Se non fossi già scappata da una farmacia a causa dell’ometto con il berretto alla russa, avrei di certo ripreso la metropolitana e non ci avrei più rimesso piede, per quel poco che mi rimaneva da vivere. Che sensazione strana poterlo pensare: “Quel poco che mi rimane da vivere”, pur non avendo nessuna malattia a giustificarlo, pur non essendo una sentenza emessa da un luminare dalla parcella esorbitante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">All’interno della farmacia c’erano una copia di mezza età, due donne bianche e un ragazzo di colore. L’unico minaccioso poteva essere il ragazzo, ma non sembrava il tipo che estrae una pistola. Finalmente ho potuto rilassarmi, ma non del tutto, mi aspettava ancora il ritorno sfilando davanti ai giovani in trincea.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quando è arrivato il mio turno, mentre passavo la prescrizione al farmacista, qualcosa di ghiacciato mi ha sfiorato il polso. Una signora di colore, dietro di me, aveva fatto lo stesso. Il freddo veniva dal palmo della sua mano.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Si trattava di una signora sulla sessantina, con i capelli crespi, arruffati in un groviglio inestricabile, vestita con un soprabito leggero da pochi soldi. I suoi occhi erano pieni di una follia risentita. Ho scambiato uno sguardo interrogativo con il farmacista che, senza dire una parola, è sparito nel retro con entrambe le ricette.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quando è tornato ha dato un sacchetto bianco alla signora di colore dicendo: “Questo è per te Madelyn. Mi raccomando, non esagerare con questa roba!”. Lei ha pagato con una banconota stropicciata ed è uscita trascinandosi una gamba. Poi ha dato un altro sacchetto a me.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">La ricetta, come sempre, non l’avrei più rivista: per certe sostanze dalle controindicazioni letali ritirano la prescrizione, come bastasse per tenere a bada i peggiori istinti e quel desiderio di non essere più niente che mi porto dentro. Adesso non avevo più la ricetta a tenermi la mano, ma avevo molto di più, quello che speravo fin dall’inizio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Dopo aver messo il sacchetto nella consueta tasca della borsa, mi sono diretta verso casa. La banda di ispanici non c’era più e la stazione non era cambiata. Piuttosto a cambiare era il mio stato d’animo. Tutte quelle facce, quei colori, quelle voci non avevano più nessuna importanza, non mi incutevano più alcun timore. Mi sentivo come in un luogo buio e deserto; in un limbo, dove la vita mi aveva già abbandonata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il rumore del treno in arrivo mi ha riportata alla realtà. Il mio cuore sospeso, ha ripreso a battere con regolarità. Il vagone non era vuoto e ho dovuto reprimere il desiderio di aprire il sacchetto, di imparare a memoria il nuovo nome per l’ultima volta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Al ritorno nella mia zona tutto sembrava più pulito e in ordine del solito. Ho avuto l’impressione che i grattacieli di Manhattan fossero stati messi lì, uno di fianco all’altro, solo per la mia gioia, come fossero obelischi eretti da giganti in onore della gloria eterna di Betty. Sentivo di meritarmi tutto questo: “Ero riuscita a completare la collezione senza muovere il sospetto di nessuno, oppure no?”. C’ero riuscita eccome. Che ricordassi era la prima volta che portavo a termine qualcosa che desideravo sul serio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Cliff era al lavoro e mia figlia a scuola o chissà dove. Le due donne di servitù non potevano entrare nella mia camera quando ero in casa, almeno che non lo disponessi io. Mi sono messa sul letto con l’intenzione di guardarmi, finalmente, quelle pillole che mi ero procurata con tanta fatica. Pensando magari di prenderle subito, assieme alle altre, con una bella bottiglia di gin. Mi bastava andare in salotto per prenderne una dal mobile bar: Cliff non sopportava di averne meno di quattro da aprire, in casa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:14.2pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Le compresse erano tonde, gialline, con uno spacco nel mezzo. Leggendo il foglietto che le accompagnava ho scoperto che non si trattava del barbiturico che credevo, ma di un potente antidolorifico. Ho pensato, “ma cosa mi ha ordinato quell’imbecille di Lowrence?”. Sono stata sul punto di fregarmene e di mischiare antidolorifici e sonniferi, ma non potevo rischiare che il mio progetto si rovinasse. Probabilmente sarei morta ugualmente, ma la perfezione sarebbe stata in qualche modo turbata. Se lo avessi fatto dove sarebbe finita l’opera d’arte che stavo costruendo? Sono stata presa da un senso di frustrazione profonda e mi sono messa a piangere, come se le mie lacrime potessero trasformare quelle pillole in barbiturici. “Nemmeno ad organizzare la mia morte con precisione sono capace!”, ho pensato piena di amarezza.</span></span></p>
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		<title>varianti e altre storie</title>
		<link>http://ilcasocarmichael.wordpress.com/2008/04/13/varianti-e-altre-storie-7/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 08:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmichaelcrew</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici variazioni sul caso C.                                            variante ottava   Un parco, tanto verde, i bambini che giocano, una bella domenica di primavera. - Non va così. - Perché? - Non ci credo. - E noi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilcasocarmichael.wordpress.com&amp;blog=975935&amp;post=132&amp;subd=ilcasocarmichael&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<address><em><span style="color:#ff0000;">Undici variazioni sul caso C.</span></em>                                            <span style="color:#ff0000;">variante ottava</span></address>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Un parco, tanto verde, i bambini che giocano, una bella domenica di primavera.</p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non va così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci credo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- E noi due?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span id="more-132"></span>C’è chi va in bicicletta, c’è chi gioca a palla, c’è chi scende giù dalla scivola e s’arrampica per il castello di gomma. Invece loro due sono seduti in una panchina di ferro, sembra che guardino i bambini che giocano, e invece parlano di qualcos’altro. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sei disincantata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Che ne sai di me!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti amo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Anch’io ti voglio bene, ma non è come tu credi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Due bambini corrono e s’inseguono. I genitori li sorvegliano a distanza. C’è anche il trenino guidato da una vecchietta, c’è il cavallo a dondolo che sprigiona una musica elettronica.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non capisco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Lo so, lo so &#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cos’è che non va?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Li hai visti quei bambini?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Correvano, ridevano, si divertivano. Poi uno, quello col maglione rosso, è scivolato sull’erba e si è rialzato subito, come un gattino. La mamma è accorsa preoccupata, ma il bimbo aveva già ripreso la corsa per riacciuffare il suo compagno di giochi. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Pretendo un po’ di chiarezza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti voglio bene.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ma?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non ci riesco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non riesci a cosa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- A pensarmi con te, non ci riesco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Che significa, che significa?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Precarizzo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Stupida.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sono così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Con me.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Anche con te.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una bambina col suo papà vuole imparare ad andare in bici. Pedala, concentrata a tenere dritto lo sterzo; papà l’accompagna premendo la mano sulla spalla. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cos’è che non ti piace di me?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non sei tu, no, non vuoi capire &#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Che cosa allora?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sono fatta così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Così come?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Spiegati!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non sono pronta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Due mamme richiamano i figli e vanno al bar per comprare il gelato. Un bambino non vuole smettere di giocare e gira di qua e di là, e rimane solo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Oggi sono triste.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- C’è una parte di me bizzarra.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Che significa “non sono pronta”?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non mi fare altre domande.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Vedrai sarà tutto diverso. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- No.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- La tua è paura.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Continui a non capire.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Stai bene con me, lo vedo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ti farei soffrire.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Ma cosa dici, amore!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Adesso, ti faccio soffrire.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Amore, sei tutto per me.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non parlarmi così.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Perché?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Mi fai sentire in colpa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Tu mi ami, sei solo confusa, ma tu mi ami, lo so.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei s’è alzata, irriggidendosi. E guarda da un’altra parte, ed è come se non guardasse niente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sono stato precipitoso, forse.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Forse. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Mi vuoi bene?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non insistere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Siediti, dài.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Sento che questo non mi basta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Di cosa hai bisogno?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Non capisci.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Cosa, cosa devo capire?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Io, così, non mi ritrovo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>- Lascia perdere la letteratura! </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una bambina tiene in alto un palloncino colorato di giallo e guarda in su e corre per il prato, e inciampa, e cade e piange, come una fontanella. </span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">©Fg</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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