Di Adriana Iacono
Il nostro libro è in vetrina. Ci sono i post it in colonna a testimoniarlo. Ogni colonna un personaggio: Madeline, Sabrina, Greg e tutti gli altri, c’è persino l’ispettore di polizia, nel caso qualcuno fosse tentato di farne un giallo. Ogni colonna un personaggio, una storia conclusa. Le colonne formano tante righe, ogni riga un pezzo del nostro libro che è un romanzo e si deve leggere come un romanzo. Ci siamo ributtati in mezzo al caso C. con un nuovo progetto, si ricomincia.
Io, a dire il vero, all’inizio non capivo granché: si deve potere leggere in senso verticale ma anche in senso orizzontale. Dichiarava Giulio convinto. E mi veniva da chiedere: scusa in che senso? Cioè in che direzione? Insomma cosa? Lucia in macchina mi aveva avvisata: abbiamo riempito la credenza di foglietti, ci sono righe e colonne. A ognuno una storia. E io annuivo, stanca del mio lungo viaggio, consapevole di essermi persa un giorno intero di discussione e aggredita da un malevolo mal di testa. Li ho lasciati che parlavano dell’anima. Continuava Lucia lungo la strada verso casa.
Riconoscersi sulla scala della stazione era stato facile. Salutarsi sorridendo naturale.
L’anima di Latanisha, sarà un anima da bambina o un’anima da adulta? Che tipo di coscienza deve avere? Giulio dice che anche lei dovrebbe avere una voce. Immagina una rappresentazione teatrale in un bosco, con la voce di Latanisha che viene fuori dagli alberi.
Suggestivo. Ma allora è un libro o una rappresentazione? Mi chiedevo senza parlare e Lucia rispondeva dicendo che le rappresentazioni teatrali sono molto costose e la forma di romanzo sarebbe la più semplice da realizzare. Ah ecco. Stella scodinzolava festosa sulla porta. Ciao Guido, ciao Gianpaolo. Semplice, come salutare vecchi amici anche se ci incontravamo per prima volta. E per la prima volta ho visto il nostro libro formato post it.
Giulio ha le idee chiare e gusti decisi, non solo sui dolcetti alle mandorle e il primo sale al pepe ma anche sul nostro libro che sta lì sulla vetrina in formato post it. Attacca foglietti e sa bene cosa ha in mente. Lucia ha le idee chiare sulla cena e tra un pezzo di coniglio, una polpetta di tonno e un sorso di negramaro, facciamo tardi ma non troppo che domani la sveglia è all’alba. Alle sei? Propone Giulio, il quale ha scritto da qualche parte che il mattino ha l’oro in bocca. Magari alle sette? Facciamo noi quasi all’unisono. Lo so per esperienza personale che le levatacce non sono il mio forte. Infatti il mattino dopo sono l’ultima ma solo i post it dalla vetrina mi guardano con aria di sufficienza, gli altri sono sorridenti. Tutti tirano fuori carta e penna e io mi rendo conto di non avere portato nemmeno una matita, un quadernino. Che razza di scrittrice, penso. Comunque Lucia rimedia un po’ di fogli e una penna anche per me e così buttiamo giù qualche idea per il nome da dare al nostro gruppo.
Cosa dovrebbe esprimere il nome?
Che siamo in tanti e che il nostro è un lavoro artigianale.
Il fatto che parliamo di una storia vera.
Che nel gruppo ci sono anche donne.
Cerchiamo parole: officina, cantiere, bottega. Ne scartiamo altre: premiata, antica, aperta. Ne associamo alcune fra loro per vedere l’effetto che fa: officine narrative, premiata bottega, cantiere aperto.
Cos’ha di diverso il nostro gruppo rispetto agli altri?
Il fatto che siamo dispersi.
Un volgo disperso incalza Giulio che non si fa scappare l’occasione di citare Manzoni.
La mattina passa presto tra caffè e dolcetti alle mandorle in compagnia di Leopardi, Goffredo Petrassi, John Dos Passos. Tiriamo in ballo anche la tragedia greca, qualche classico russo e il premio nobel turco, infine ritorniamo a Latanisha e alla nostra storia. Il monologo di Madeline, i commenti dei vicini, Greg che parla al suo compagno di cella, Sabrina al processo, la Polizia, i servizi sociali, articoli di giornali. Giulio annota titoli e appunti sui post it in colonna, ogni colonna un capitolo, ogni capitolo un autore diverso, poi butta giù uno schema e le informazioni indispensabili per chi non è potuto venire.
Nel primo pomeriggio sono già di ritorno. Il nome non l’abbiamo trovato, cannazze e friselle non se ne sono viste, però siamo pieni di idee, sollecitati da una nuova energia, contenti di esserci incontrati.
Il nostro libro oggi è davvero in vetrina. Non una vetrinetta piena di post it in colonne ma un libro vero con una copertina vera, un titolo vero e ben tre autori. Non è esattamente il ‘nostro’ libro ma in parte è come se lo fosse. Da un anno scriviamo intorno a questa storia e solo oggi scopriamo i suoi protagonisti principali la stavano scrivendo insieme a noi. Non proprio ‘insieme’ ma comunque contemporaneamente anche se all’altro capo del mondo. Scarto geografico a parte, mentre noi qui cercavamo di raccapezzarci anche loro lì cercavano un senso. Family Skeleton nel titolo c’è già tutto.
Ho visto la foto di Sabrina che presenta il suo libro, la sua storia. I capelli raccolti in due crocchie eleganti, una blusa bianca, una collana bianca, un bracciale bianco, uno sfondo bianco e una luce bianca a fare da contrasto alla sua pelle nera, alla sua storia nera. Sabrina sorride un sorriso mesto, gli occhi affogati nel suo dolore. Non è orgogliosa del libro, lo tiene in disparte pare voglia scusarsi di averlo scritto più che mostrarlo. Il libro l’ho già ordinato. Spero mi aiuti a trovare un senso alla storia che sto scrivendo. Spero aiuti Sabrina a trovare un senso alla storia che ha vissuto.

“Il nostro libro in vetrina” di Adriana Iacono « scritture detto
[...] 15 Luglio 2008 di luciamarchitto Il nostro libro è in vetrina. Ci sono i post it in colonna a testimoniarlo. Ogni colonna un personaggio: Madeline, Sabrina, Greg e tutti gli altri, c’è persino l’ispettore di polizia, nel caso qualcuno fosse tentato di farne un giallo. Ogni colonna un personaggio, una storia conclusa. Le colonne formano tante righe, ogni riga un pezzo del nostro libro che è un romanzo e si deve leggere come un romanzo. Ci siamo ributtati in mezzo al caso C. con un nuovo progetto, si ricomincia (continua qui) [...]
luciamarchitto detto
Adriana ho fatto un collegamento col mio blog. Ciao Lucia
adriana iacono detto
Sì, ho visto grazie. Ciao Adriana
marianna detto
Leggo solo ora del libro dei Carmichael. Sono stordita, davvero.
Chiamarmi fuori dal progetto di scrittura non ha comunque significato smettere di riflettere sulla storia e sui suoi protagonisti, mi ci ero immersa troppo per scrollarmi di dosso tutte le nostre riflessioni.
Ho ordinato il libro anch’io. So già che faticherò a leggerlo e non solo perché in lingua.
Intanto grazie, anche per avermi fatto scoprire il libro.
Un gran saluto a tutti.