La Collezione di Betty di Gianpaolo Borghini - III Parte
Subito avrei voluto chiamare il medico per una spiegazione, ma poi ho dubitato che lui avesse potuto sbagliare in questo modo. L’unica spiegazione plausibile era che a farlo fosse stato il farmacista. Non poteva essere andata che così. E tutto a causa di quella donna che voleva saltarmi davanti.
Se fossi andata a chiedere un’altra ricetta, così presto, avrei dovuto spiegare quello che era successo, ma non avrei mai potuto dire in quale farmacia si erano sbagliati. O avrei dovuto dire che l’avevo persa e, forse, il dottor Lowrence avrebbe denunciato il fatto. La farmacia nella quale ero andata avrebbe potuto segnalare che la ricetta era presso di loro e chissà cosa sarebbe successo. Addirittura il farmacista avrebbe potuto riconoscermi.
Ma non potevo continuare a spremermi la mente in questo modo. Se lo avessi fatto la mia testa sarebbe scoppiata e non avrei mai più potuto formulare un pensiero. Quello che mi rimaneva, senza dover pensare troppo, era tornare in quella farmacia. Certo non mi faceva piacere, ma non avevo alternative, in quel momento. Lo sforzo più grande è stato superare l’ansia che mi divorava e mi imponeva di non uscire. Avrei dato qualsiasi cosa per non lasciare il tepore della mia stanza, ma aspettare ancora avrebbe peggiorato enormemente i miei nervi.
Per mimetizzarmi un po’ ho deciso di indossare un vecchio cappotto fuori moda, che non mettevo da almeno due inverni. Non so per quale ragione non l’avessi ancora buttato, forse perché sapevo che mi sarebbe servito per sembrare diversa da quella che ero.
All’uscita della metropolitana la banda di ispanici era dove l’avevo incontrata alla mattina. Malgrado il cappotto dimesso e il buio di una sera ancora acerba, che ormai ha avvolto tutto, mi hanno notata subito. Stavolta si sono girati a guardarmi più o meno tutti, almeno così mi è sembrato. Ho dovuto soffocare l’istinto di scappare, di correre verso le strisce pedonali che mi avrebbero portato in farmacia. Questo li avrebbe insospettiti creando in loro il dubbio che avessi qualcosa di valore con me. Allora ho cercato di ignorarli, guardandoli con la coda di un occhio, pregando che non si accorgessero che li stavo controllando.
Con disperato orrore ho visto due di loro che si stavano muovendo verso di me, anche se ad una certa distanza. Ho attraversato le strisce di slancio, senza guardare, incassando il clacson stizzito di un taxi e mi sono trovata fra le braccia della guardia in giubbotto antiproiettile, all’ingresso della farmacia. La guardia doveva aver visto tutto e mi aspettavo di incassare un po’ di solidarietà. Invece mi ha detto: “Noi non siamo adatti a certi posti, come certi posti non sono adatti a noi”. Poi ha rivolto l’attenzione ai due che mi stavano seguendo. Loro hanno attraversato di nuovo le strisce dopo qualche secondo, mordendo un hot dog fumante. La loro mira non ero io, ma qualcosa di molto più succulento: un panino caldo con salciccia, maionese e senape. Mi sono sentita meno appetibile di una cosa del genere e, non so il perché, mi è dispiaciuto.
Il farmacista, lo stesso della mattina, non mi ha riconosciuto, forse a causa del cappotto diverso. Gli ho spiegato la vicenda, che non ricordavo il nome del farmaco prescritto, ma che lui doveva ancora avere la ricetta fra quelle ritirate. Stranamente, però, ricordavo il nome della donna di colore: “Madelyn”. Ci ho messo un po’ a convincerlo ad andare a guardare e lo ha fatto solo perché in farmacia non c’era nessun altro da servire. Dopo essere sparito nel retro è tornato con la mia prescrizione in mano. Mi ha squadrata per un attimo, forse per capire se l’indirizzo milionario che riportava il foglietto potesse corrispondere a me e al mio cappotto fuori moda. Ma l’impressione deve averlo convinto perché mi ha detto:
- Mi spiace signora, vedo che il farmaco che ha lei non è quello che c’è scritto qui. Mi scusi per quello che devo dirle, ma non posso essere sicuro che sia davvero un nostro errore.
- Non possono essere le pillole di Madelyn ? - ho chiesto io.
- Madelyn ? Come fa a conoscerla e a sapere che questo antidolorifico potrebbe essere suo?
- Perché l’ha servita assieme a me, Madelyn mi è passata davanti.
- Adesso ricordo, sì, certo. Mi scusi moltissimo, signora, davvero.
- Allora può rimediare, mi può dare il mio medicinale?
- Non è così semplice, non posso darglielo in questo modo. Se vuole posso telefonare al suo medico per darle un’altra scatola dello stesso sonnifero.
- No! Grazie. È molto gentile, ma non vorrei disturbare il dottor Lowrence, è sempre così impegnato.
- Senta, anche a Madelyn credo che servano le pillole che ha lei. Se vuole ho il suo indirizzo, anche se non potrei darglielo, ma provi ad andare a casa sua e a spiegarle quello che è successo. È una donna un po’ strana, ma se le dice che ha lei i sui antidolorifici dovrebbe capire.
Mi ha scritto l’indirizzo su un foglietto sponsorizzato da un lassativo molto conosciuto, indicandomi sommariamente come potevo trovare il palazzo di Madelyn Carmichael. “Non è lontano”, mi ha detto. “Speriamo che sia vero”, ho pensato.
Fortunatamente la banda era sparita di nuovo, forse avevano preso la metropolitana per andare da qualche parte. Ho sperato di non doverli incrociare mai più, non potevo essere sicura che avrebbero sempre preferito un hot dog alla mia borsetta.
Trovare la strada che vedevo scritta sul foglietto è stata un’impresa. Il buio confondeva l’orizzonte e le strade sembravano tutte uguali. Invidiavo le persone che incrociavo: tutte sembravano sapere perfettamente dove stavano andando. Avrei potuto chiedere a loro se conoscevano il posto che cercavo, ma avevano così fretta. Quando decidevo di domandare a qualcuno con un aria rassicurante, nel tempo della decisione era già troppo distante da me. Ho girato così per mezz’ora e quando ero ormai nella certezza di essermi persa, ho visto dei lampeggianti in lontananza, davanti all’ingresso di uno dei fabbricati grigi che costeggiavano la strada.
carmichaelcrew detto,
9 Maggio 2008 @ 5:58 pm
i pensieri di Betty nella parte iniziale mi sembrano troppo ragionati e poco spontanei per essere frutto di una mente in ansia. Il resto migliora gradualmente e il finale mi è sembrato molto buono.
carmichaelcrew detto,
9 Maggio 2008 @ 5:59 pm
Gianpaolo, il commento è mio.
ciao
Adriana