varianti e altre storie

Undici variazioni sul caso C.                      Variante undicesima

 

Pioveva ancora, sembrava una gabbia.

- Non mi vuoi più vedere?- dice lui.

- È stato un ottobre grigio.

Per favore, rispondeva Sabrina.

- Per favore, ho bisogno di stare sola.

Quando lui ha fatto la valigia e ha indossato il cappotto, c’era ancora silenzio.

- Perché?

È seduta sul materasso, ormai guarda le pareti.

Le pareti chiudono intorno, dentro una scatola.

C’è odore di buon incenso senegalese.

La temperatura della stanza non supera i sedici gradi centigradi.

La porta s’è chiusa, non lascia entrare nessuno.

Sabrina rimane così, finché può, finché non avrà rimosso qualcosa d’importante.

 

Dopo giorni e giorni è continuato a piovere.

Il cielo grigio come una prigione.

Sulle pareti Sabrina ha piantato tanti chiodi, in ordine sparso.

Il cuore ha fatto un balzo in avanti.

Sabrina versava del tè nella tazza e immergeva un cucchiaino di miele d’acacia. Prima ancora di sorseggiare aspirava dilatando le narici e sentiva tanto calore in circolo. Chiudeva gli occhi. Aveva scelto alcune foto in bianco e nero da appendere nella stanza. Un tempo credeva al paradiso, ma era tanto tanto piccola. Accellerare la fine di qualcosa le ha suscitato un senso di nausea. Il freddo le correva per le ossa, come brividi di foglie. Non c’èra nessuno intorno, solo oggetti, anche Sabrina sembrava una cosa posata dentro una stanza.


 

È Continuato a piovere, aghi appuntiti, fruscìo leggero come la pendola.
Quando lui ha scardinato la porta, lei era seduta sul divano ed era quasi uno scheletro. Ha voltato gli occhi da lì a lì, dalla stanza all’ingresso.

- Che stai facendo? - le ha detto lui con tono di supplica.


Lei naturalmente non ha risposto.


Quando le ha toccato la mano ossuta, come per fargli sentire il proprio affetto, s’è scostata.


- Non mi toccare! - ha detto.


Lei s’è allontanata più in là.


- Non rispondi al telefono, sei chiusa qui da un sacco di giorni, dove sei dove sei?

- C’è un mondo meraviglioso laggiù.


- Dove? Che dici? Che fai qui dentro?


Lui guarda tutte le foto appese sulla parete e quelle che penzolano qua e là.

- Non ci credi ancora? - dice lei.


- Sì, sì, ci credo - risponde lui visibilmente sconvolto.


- Non è vero - dice lei.


- Alzati, usciamo fuori - fa lui, e allunga un braccio intorno alle sue spalle ossute.
Sabrina guarda una foto: Lavinia le dava un bacio sulla guancia, Maddalena le stringeva il collo, sorrideva come un angelo.


- Non ci credi che è tutto qui, non c’è nient’altro. Tutto è qui, lo tocchi - ha detto Sabrina dandosi un pizzicotto sulla mano, - non c’è altro, e potrebbe essere bellissimo.


- Perché ti vuoi fare del male?


- Sto bene, sto bene…


Lui poi tirava su il naso, dentro la stanza c’era un tanfo di mortovivo.


- Usciamo fuori - dice.


Lei non si muove e dice:


- Se non ci credi, ti faccio vedere una cosa.
Apri l’armadio, dài - dice spazientita.


Lui prova ad aprire l’armadio, ma è inutile.
Il tempo s’era rabbuiato che era già notte, pioveva a secchiate.

Scrosciare fitto fitto.

Santo cerca sopra il tavolo, in mezzo a libri e fogli. S’è alzato i pantaloni che gli calavano. rova la chiave dell’armadio, apre gli sportelli e dentro non vede vestiti, neanche cappotti, non vede camice, ma un cumulo di ossa da cimitero, ossa bianche e lucenti, pietra pomice.

- Non ci credi? - ripete la donna. – Non ci credi che piove terribilmente?

- Sei pazza - esclama lui.

- Non è vero.

- Ti dico che ci credo: piove, piove! E quella roba laddentro dove l’hai presa?

Lei s’alza, barcolla un po’, come se si lasciasse trascinare dall’aria.

- Come piove! Finalmente un po’ d’acqua buona!

 

Sabrina è chinata sulla vasca da bagno, scrosta tutta la roba ammonticchiata servendosi di una retina grigia, come se pulisse la padella. Santo invece sta lì davanti e osserva, seduto sulla tazza del cesso. In bagno c’è una finestrella posta in alto: si sente il ticchettìo della pioggia.

- Hai paura? - dice Sabrina.

- È macabro.

- Dobbiamo abituarci.

- Non ti riconosco.

È seduta in ginocchio e usa la candeggina.

- Perché? - dice lui con una smorfia in volto.

- Devo arrivare fino in fondo.

- Dove le hai prese?

- Non le riconosci?

Sabrina alza qualcosa che somiglia a un femore umano, l’alza come se fosse una valchiria e avesse in mano una spada.

- L’hai disseppellita.

- Questa è la mia vendetta.

 

 

©Fg

 

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