varianti e altre storie

Undici variazioni sul caso C.                                            variante ottava

 

Un parco, tanto verde, i bambini che giocano, una bella domenica di primavera.

- Non va così.

- Perché?

- Non ci credo.

- E noi due?

C’è chi va in bicicletta, c’è chi gioca a palla, c’è chi scende giù dalla scivola e s’arrampica per il castello di gomma. Invece loro due sono seduti in una panchina di ferro, sembra che guardino i bambini che giocano, e invece parlano di qualcos’altro.

- Sei disincantata.

- Che ne sai di me!

- Ti amo.

- Anch’io ti voglio bene, ma non è come tu credi.

Due bambini corrono e s’inseguono. I genitori li sorvegliano a distanza. C’è anche il trenino guidato da una vecchietta, c’è il cavallo a dondolo che sprigiona una musica elettronica.

- Non capisco.

- Lo so, lo so …

- Cos’è che non va?

- Li hai visti quei bambini?

Correvano, ridevano, si divertivano. Poi uno, quello col maglione rosso, è scivolato sull’erba e si è rialzato subito, come un gattino. La mamma è accorsa preoccupata, ma il bimbo aveva già ripreso la corsa per riacciuffare il suo compagno di giochi.

- Pretendo un po’ di chiarezza.

- Ti voglio bene.

- Ma?

- Non ci riesco.

- Non riesci a cosa?

- A pensarmi con te, non ci riesco.

- Che significa, che significa?

- Precarizzo.

- Stupida.

- Sono così.

- Con me.

- Anche con te.

Una bambina col suo papà vuole imparare ad andare in bici. Pedala, concentrata a tenere dritto lo sterzo; papà l’accompagna premendo la mano sulla spalla.

- Cos’è che non ti piace di me?

- Non sei tu, no, non vuoi capire …

- Che cosa allora?

- Sono fatta così.

- Così come?

- Così.

- Spiegati!

- Non sono pronta.

Due mamme richiamano i figli e vanno al bar per comprare il gelato. Un bambino non vuole smettere di giocare e gira di qua e di là, e rimane solo.

- Oggi sono triste.

- C’è una parte di me bizzarra.

- Che significa “non sono pronta”?

- Non mi fare altre domande.

- Vedrai sarà tutto diverso.

- No.

- La tua è paura.

- Continui a non capire.

- Stai bene con me, lo vedo.

- Ti farei soffrire.

- Ma cosa dici, amore!

- Adesso, ti faccio soffrire.

- Amore, sei tutto per me.

- Non parlarmi così.

- Perché?

- Mi fai sentire in colpa.

- Tu mi ami, sei solo confusa, ma tu mi ami, lo so.

Lei s’è alzata, irriggidendosi. E guarda da un’altra parte, ed è come se non guardasse niente.

- Sono stato precipitoso, forse.

- Forse.

- Mi vuoi bene?

- Non insistere.

- Siediti, dài.

- Sento che questo non mi basta.

- Di cosa hai bisogno?

- Non capisci.

- Cosa, cosa devo capire?

- Io, così, non mi ritrovo.

- Lascia perdere la letteratura!

Una bambina tiene in alto un palloncino colorato di giallo e guarda in su e corre per il prato, e inciampa, e cade e piange, come una fontanella. 

 

©Fg

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