Un parco, tanto verde, i bambini che giocano, una bella domenica di primavera.
- Non va così.
- Perché?
- Non ci credo.
- E noi due?
C’è chi va in bicicletta, c’è chi gioca a palla, c’è chi scende giù dalla scivola e s’arrampica per il castello di gomma. Invece loro due sono seduti in una panchina di ferro, sembra che guardino i bambini che giocano, e invece parlano di qualcos’altro.
- Sei disincantata.
- Che ne sai di me!
- Ti amo.
- Anch’io ti voglio bene, ma non è come tu credi.
Due bambini corrono e s’inseguono. I genitori li sorvegliano a distanza. C’è anche il trenino guidato da una vecchietta, c’è il cavallo a dondolo che sprigiona una musica elettronica.
- Non capisco.
- Lo so, lo so …
- Cos’è che non va?
- Li hai visti quei bambini?
Correvano, ridevano, si divertivano. Poi uno, quello col maglione rosso, è scivolato sull’erba e si è rialzato subito, come un gattino. La mamma è accorsa preoccupata, ma il bimbo aveva già ripreso la corsa per riacciuffare il suo compagno di giochi.
- Pretendo un po’ di chiarezza.
- Ti voglio bene.
- Ma?
- Non ci riesco.
- Non riesci a cosa?
- A pensarmi con te, non ci riesco.
- Che significa, che significa?
- Precarizzo.
- Stupida.
- Sono così.
- Con me.
- Anche con te.
Una bambina col suo papà vuole imparare ad andare in bici. Pedala, concentrata a tenere dritto lo sterzo; papà l’accompagna premendo la mano sulla spalla.
- Cos’è che non ti piace di me?
- Non sei tu, no, non vuoi capire …
- Che cosa allora?
- Sono fatta così.
- Così come?
- Così.
- Spiegati!
- Non sono pronta.
Due mamme richiamano i figli e vanno al bar per comprare il gelato. Un bambino non vuole smettere di giocare e gira di qua e di là, e rimane solo.
- Oggi sono triste.
- C’è una parte di me bizzarra.
- Che significa “non sono pronta”?
- Non mi fare altre domande.
- Vedrai sarà tutto diverso.
- No.
- La tua è paura.
- Continui a non capire.
- Stai bene con me, lo vedo.
- Ti farei soffrire.
- Ma cosa dici, amore!
- Adesso, ti faccio soffrire.
- Amore, sei tutto per me.
- Non parlarmi così.
- Perché?
- Mi fai sentire in colpa.
- Tu mi ami, sei solo confusa, ma tu mi ami, lo so.
Lei s’è alzata, irriggidendosi. E guarda da un’altra parte, ed è come se non guardasse niente.
- Sono stato precipitoso, forse.
- Forse.
- Mi vuoi bene?
- Non insistere.
- Siediti, dài.
- Sento che questo non mi basta.
- Di cosa hai bisogno?
- Non capisci.
- Cosa, cosa devo capire?
- Io, così, non mi ritrovo.
- Lascia perdere la letteratura!
Una bambina tiene in alto un palloncino colorato di giallo e guarda in su e corre per il prato, e inciampa, e cade e piange, come una fontanella.
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