Undici variazioni sul caso C. Variante sesta
- Facciamo finta.
- Lo penso anch’io.
- E adesso?
- Meglio incamminarci.
Era un pomeriggio d’inverno, il viale spoglio, le foglie arrossate lungo i margini della carreggiata, Natale s’avvicinava come alito di fuoco di drago.
- Ti sento vicina.
- Che solitudine!
- Come andrà a finire?
- Vedremo.
All’orizzonte c’era la pianura, i campi verdi, i muretti a secco, l’azzurro del cielo, l’aria di cristallo.
- Cosa pensi?
- A John Cage.
- John Cage?
- Un pianista sale sul palco, siede allo strumento e non fa nient’altro per quattro minuti e trentatre secondi, sta fermo e basta, fa silenzio.
- I bambini non hanno bisogno di silenzio.
Niente luci in città, niente palline colorate, niente festoni argentati. Camminano per il viale, lui calpesta le foglie morte già da tanto tempo, lei sta a guardare, e scorge casolari in pietra bianca messi là come sogni di cose irreali.
- Dovremmo eliminare i congiuntivi?
- Dici?
- Distolgono dagli oggetti.
- Perché usi il plurale?
In lontananza arriva un camion, è lento, fa un rumore di ferraglia arrugginita, lascia una scia di fumo nero.
- Non siamo soli.
- Forse.
- Coi bambini bisogna parlare sempre, il silenzio è pericoloso. Loro vogliono conoscere. La difficoltà è nostra.
- Credi?
- Cosa ne pensi?
- Per esempio, ora che stiamo facendo?
La strada è di nuovo deserta, il viale lungo e bagnato di malinconia, la pianura verde segnata dalla pietra chiara, un fattoria poco lontano e due palme lunghe e alte esposte al vento; la luce, quella tagliente e fredda dell’inverno.
- Pensi che tutto questo abbia ancora un senso?
- Questo no. Proprio questo, no.
- Dovrei fare due propositi.
- Dimmi.
- Non parlare più al plurale.
- Il secondo?
- Abolirei il senso metaforico delle parole nell’uso quotidiano.
- E cosa ci rimarrà?
- Cambierebbe qualcosa?
Lui s’inoltra per la campagna, va dove la vegetazione è più folta, dietro un ulivo, e urina contro il tronco dell’albero, s’accorge che ci sono formiche ovunque, che s’arrampicano per la corteccia, in colonna si diriggono da qualche altra parte. Il sole s’indeboliva, s’alzava il vento della sera. La sorella lo aspetta più lontano, e di tanto in tanto alza la testa in su.
- Siamo lontani? – chiede lui quasi urlando.
Sabrina lo ha sentito, ma non ha avuto voglia di rispondergli.