Un soffio

di Rossella Garofalo

Avevo un appuntamento e qui non ci dovevo venire. No, non ci dovevo proprio venire. L’avevo detto. Poi quella telefonata, il cambio di programma e accidenti a me quando ho deciso: “Mè ci vado tanto passo da quelle parti e mi tolgo il pensiero”. Mi sa che il pensiero – e anche il resto – me lo sono tolto definitivamente. La pura e semplice verità è che le cose succedono perché lo decide il Fato o il destino o come cavolo si chiama. Tanto, che lo si voglia o no, è così che finisce tutto. Almeno per me.

Fa effetto fare stì ragionamenti stando stesi pancia all’aria con questo cielo turchino incredibile e queste nuvole sontuose che mi passano veloci sulla testa. Penso che l’erba sia umida ma mi piace essere disteso sul terreno, con gli occhi spalancati per godere stà meraviglia. Sono caduto torcendomi un poco sulla sinistra per via del colpo alla spalla. Il braccio destro è finito sotto la schiena e così vedo anche l’erba tenera che mi circonda. E anche le formiche: sono tante. Ma le formiche non dovrebbero essere in letargo a dicembre?

E’ strano. E’ solo una delle tante cose strane che succedono a questo mondo. Anche io, in fondo, sono strano. Parecchio strano. Così in gamba e intelligente con tutti i miei titoli e le mie specializzazioni e il master, sono finito qui, tra questi alberi di mandorle, in questa
campagna sperduta.

Cos’è questo rumore?
Tum tum tum…E’ il mio cuore, forse è impazzito, forse è un infarto, eppure non sento niente, neanche un doloretto. Niente.
Come fa quella canzoncina che Eva mi ha fatto sentire cento volte?
…beat beat beat beat beat beat beat.
Così è il suono del cuore in inglese. Non è mica tum tum, è beat beat. E’ per questo che con gli stranieri è difficile comunicare, è difficile capirsi. Manco il cuore fa lo stesso verso. Ma ancora di più è difficile capirsi con quelli che il cuore non ce l’hanno. O meglio ce l’hanno ma è come se fosse un fegato o una milza.

Accidenti proprio a me doveva capitare e proprio a Capodanno! Con questa stupida canzone che mi è entrata in testa e non se ne vuole andare a fan…
Va bene, va bene. Stiamo calmi.
…goes my heart on the side of my sleeve!
Ecco significa “batte il mio cuore senza più nascondersi”. E che ti vuoi nascondere a questo punto! Però pensavo di avere più tempo. In fondo sui giornali mi hanno sputtanato solo ieri.
No, forse era l’altro ieri. Uno, due giorni, oggi è pure Capodanno. Che mò mò siamo diventati la Svizzera?

Mia madre me lo aveva detto, poco tempo prima che cominciasse la buriana “statt’ attent’ fijgh’che sta storia mi fete assa’ assà”. E certo che fete con tutta sta’ munnezza che devo sistemare. Ogni giorno quanti camion, quante balle, fai il conto, devono arrivare da
qui alla Renania, alla Westfalia, al Palatinato. I tedeschi si leccano i baffi con la nostra spazzatura: noi li paghiamo per incenerire i nostri scarti e loro si rivendono l’energia.
Quanti chilometri sono, per i quintali, no, no per le tonnellate. Sono confuso, non mi ricordo bene ma a me alla fine dell’anno mi viene una cifra enorme. E pure a tutti gli “altri”.
Senza la puzza perché quello che non fete mai sono proprio i soldi. Tanti, tantissimi soldi e nessuno della mia famiglia o degli amici ha mai sentito una puzza, ma che dico, neanche una piccolissima puzzetta.
Tum — -Tum – Tum — — – Tum——–
Il cuore! Il mio cuore si è fermato. Cazzo!
Io però continuo a pensare e a vedere. E’ strano.
Quanto può durare ancora?

Stà canzone mi ossessiona proprio. L’ho imparata a memoria. Incomincia con un beep beep beep e una volta che l’hai ascoltata ti viene di canticchiarla continuamente. Dicevo il cuore: “whispering something I can hardly believe” vuol dire più o meno il cuore sussurra qualcosa a cui stento a credere.
Perché io stento, stento moltissimo a credere che tutto questo sia opera di Ciccill’u'gnur o di qualcuno della sua banda. Questa è una trappola bella e buona e io ci sono cascato come un fesso. Ai voglia a sussurrare, qua c’è bisogno di gridare forte ma come faccio e poi chi
mi sente!

Quello che mi ha ucciso veniva da fuori, era un vero professionista. Ancora non ho capito come ha fatto a sparare un solo colpo, pure sguincio, e a farmi secco così, pulito pulito che quasi non me ne sono accorto. Bravo è stato bravo. Non ho sentito niente. Ciccill’u'gnur invece quando si muove di solito lascia in giro un fiume di sangue e pezzi di carne sparsi qua e là perché usa delle armi da caccia grossa. Non me ne intendo ma penso che abbia proiettili speciali o roba del genere. Ha fatto letteralmente saltare la testa di quelli che gli
facevano qualche sgarbo o semplicemente ombra.

Vedo delle luci blu in lontananza. Delle macchine si avvicinano. E’ la Polizia!
Chissà se mi vedono, no forse vedono la macchina. Ei! Sono qui! Chi è questo che si piega su di me che non lo conosco? Non è il commissario De Santis.
Bah, ci sono le feste, le ferie. Forse era meglio che mi trovasse uno venuto da fuori.
C’è pure il fotografo.
E quest’altro chi è? Deve essere il magistrato di turno. Che faccia, non mi pare tanto contento.
Inizi bene l’anno dottò: sono proprio na bella fregatura per te. Ma c’ten da acchiamendà’?
So je! Sì! So jè! Magari daxì m’capisc!
No! No! Deficiente! Non chiudermi gli occhi! Uff!
Per fortuna è rimasta una piccola fessura tra le ciglia. Si sta facendo buio, il cielo, per il pezzo che riesco ancora a vedere, è tutto rosa.

Stanno chiamando Eva. Mi hanno riconosciuto tutti. Ci credo, con tutta la pubblicità che ho avuto in questi giorni! Comunque sono contento di rivedere mia moglie. Per fortuna non hanno niente con cui coprirmi, voglio continuare a … a fare che?
Sono io che sono strano. No, forse capita a tutti. Chi lo sa.
Non è che nessuno è andato a raccontarla in giro stà storia, sì insomma di quello che succede dopo.

Ecco Eva! Non sapevo che mia moglie riuscisse a piangere così tanto. Eva per favore non ti impressionare, un ultimo bacio mi farebbe molto piacere sai.
Sarebbe il mio viatico….no, no tranquilla non ci faccio su un
comizio.
Comizi non ne posso fare più mia cara, mai più.
Eva spostati non riesco a vedere: chi c’è con te? Vedo solo un paio di
scarpe da uomo.
Che palle non riuscire a comunicare!
Ecco, sì, avvicinatevi. E’ Luciano. L’amico che c’è sempre, no c’è sempre stato, quando ho avuto bisogno di lui.
Se non fosse assurdo direi che mi sto commuovendo.
Sono su di me adesso: dai abbracciatemi, in fondo sono come mi avete visto a casa, quattro o cinque ore fa. Ho solo un piccolo foro sulla spalla. Credo che neanche si veda.
Che dici Eva, perché parli così piano?

- ” Hai sistemato tutto Luciano?”
- “Si non ti preoccupare. Puoi partire subito dopo il funerale. Devi dire che torni dai tuoi genitori, in Germania. Prendi questa chiave: c’è il numero della cassetta di sicurezza della banca di Berlino dove troverai quello che serve. Noi ci incontreremo dove abbiamo concordato appena sarà possibile. Da adesso in poi io e te non parleremo più. Solo lo stretto indispensabile. Piangi pure quanto vuoi.”
- “Ho capito. Danke Luciano. Danke.”

Eva sta piangendo e si lamenta in tedesco: mi fa sempre un certo effetto.
Luciano le tiene una mano sulla spalla: lei invece di baciare me si piega e bacia lui, di nascosto.
Cosa ho detto poco fa? Che sono così in gamba e intelligente.
Dovevo dire coglione ma il turpiloquio mi infastidisce. Resta il fatto che io sono un coglione e mia moglie è quello che è. Non ci voglio credere. Con tutto quello che le ho dato in questi anni e non parlo solo della bella vita, proprietà e gioielli. Lei per me era diversa, un altro mondo, un’altra storia. Il mio amore, il mio angelo. Bionda, bella, gli occhi celesti.
E’ successo come nella canzone “despite all the warnings/I landed like/ a fallen star/in your arms.”.

Si è proprio così “nonostante tutti gli avvertimenti sono atterrato tra le tue braccia come una stella caduta”. Io sono una stella caduta. Eva è una stella caduta. Forse perché apparteniamo a galassie fasulle.

Ma che succede adesso?
Mi tirano su e mi infilano… oddio.
E’ di metallo argentato, uguale a quella che si vede nei telegiornali.
Magari è già stata usata tante di quelle volte, forse puzza.
Mi fa…mi fa… qualcosa.
Mi fa ribrezzo.
Oddio no…
Mi fa orrore!
Orrore è la parola giusta.
E ora? Ah, sì.
Il coperchio. Dimenticavo. Lo stanno alzando per sistemarlo sopra la bara.
E’ così che doveva finire per me, perché sono quello che sono.
Sì, è così.
Riesco a vedere solo i miei piedi.
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.”
Verrà la morte e avrà i miei occhi, ma chi l’ha scritto?
Lo sapevo, ora non lo ricordo più!
Stà stronzata delle citazioni pure dentro il tavuto mi perseguita!

E’ vero però: questi sono ancora i miei occhi, solo per un attimo, solo per un soffio.
L’ultimo pezzo di cielo non riesco a vederlo, fatemi vedere se c’è la luna……
Aspettate! Aspettate!!!

Bum.

Tclak !Tclak!

Tclak!Tclak!

Buio.
Buio.

- O ma quanto dura ancora?

(Fine)

 

Questo testo è ispirato alla novella ‘Magica Corona Unita’ di Raffaele Gorgoni (Communism, Bed & Breakfast – Edizioni Besa)

 

Per ascoltare la canzone

 

http://it.youtube.com/watch?v=aB36GAPcfvc

 

questo è il testo

“Beep beep beep beep beep beep beep
go the horns in the cars in the street
we walked away from the lover’s leap
opposite directions
synchronised feet
wait wait wait wait wait wait wait
for the time it takes a heart to mend a break
how many moons are reflected in the lake
can you wait forever if time is all it takes
despite all the warnings
I landed like
a fallen star
in your arms
beat beat beat beat beat beat beat
goes my heart on the side of my sleeve
whispering something I can hardly believe
let me take the lead
cos love is all we need. “


(Bip bip bip bip bip bip bip
fanno i clackson delle auto nella strada
siamo scappati dal Salto dei Suicidi per Amore
In direzioni opposte
I piedi sincronizzati
Aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta aspetta
il tempo che un cuore ci mette a ricucire uno strappo
Quante lune si riflettono nel lago
Si può aspettare per sempre, se è solo il tempo quello che serve
Nonostante tutti gli avvertimenti
Sono atterrato tra le tue braccia
come una stella caduta
Tum tum tum tum tum tum tum
batte il cuore senza più nascondersi
Sussurrando qualcosa a cui stento a credere
Lascia fare a me
perché è l’amore tutto ciò di cui abbiamo bisogno.)

 

1 Commento »

  1. adriana iacono detto

    Colorato, ironico, amaro, molto variegato. Mi è piaciuta la prospettiva all’altezza dell’erba: un punto di vista orizzontale, che parte dal terreno, ci fa vedere la realtà in maniera insolita. Bel racconto.
    ciao
    Adriana

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