Fenomenologia del buondì (vero finto post di giulio mozzi)

Ciao.

Sto mangiando un buondì Motta che ho trovato accanto al libro (Herzog di Bellow) nella mia borsa da lavoro. Il libro lo stavo leggendo un po’ di tempo fa. Il buondì ha perso la sua forma originaria e ora assomiglia, per forma e colore, a una sogliola limanda surgelata come la si trova dentro la scatola Findus. Se vi state domandando perché il buondì ha assunto questa forma inusitata è una buona cosa.

Lo avete fatto? Dunque vi rispondo: il buondì è diventato come una sogliola perché io mi ci sono seduto sopra e l’ho schiacciato. Devo dire ad onor del vero che questo dolcetto non era mio ma mi è capitato diciamo così “tra le mani” per un caso fortuito.
Insomma io il buondì non l’avrei mai comperato. Quindi non avrei potuto mangiarlo se l’undici ottobre scorso non fossi salito sull’eurostar delle 9 per Milano e non avessi cercato di sedermi al posto che avevo prenotato via internet il giorno prima.
Ora vi state domandando cosa collega la mia prenotazione al libro di Bellow e al buondì. Bene.

Il collegamento è uno studente senza prenotazione che voleva studiare, ascoltare musica, mangiare un buondì, trasportare vari effetti personali mentre era momentaneamente accampato sul mio posto in treno. Io volevo solo viaggiare e leggere con calma il mio libro.
Lo studente si è spostato più volte con tutte le sue masserizie, sedendosi prima alla mia destra poi alla sinistra. Infine, travolto dai viaggiatori muniti di prenotazione, ha dovuto abbandonare lo scompartimento e ha dimenticato il buondì che è finito sotto il mio sedere. Secondo un critico di cui ho dimenticato il nome e che cito a memoria il romanzo per Below è una vecchia bicocca in cui si annida lo spirito. La bicocca rappresenta gli pseudovalori, materialistici e deterministici, della nostra età. Lo spirito incarna un’alternativa umanistica, moralmente inquieta, alle soglie del trascendente… La domanda a questo punto è: ma cosa c’entra tutto questo con il caso Carmichael? La risposta: il collegamento, a saperlo vedere, esiste. Infatti nel romanzo Herzog – il protagonista – è depresso per il divorzio dalla seconda moglie e associa la sua crisi a quella quella dell’intera civiltà occidentale.
Come si chiama la moglie? Non lo sapete? Bene ve lo dico io. Si chiama Madeleine.
Ma (e qui serve una pausa nella lettura) ma se è pur vero che Herzog è un romanzo a vari registri, la spannung della storia sta proprio nella scoperta della crudeltà del mondo. A mio avviso la scena decisiva è il processo per infanticidio cui assiste il protagonista…
Se siete rimasti senza parole va bene lo stesso.

E ora torniamo al buondì. Cosa vi fa venire in mente il buondì? Forse vi fa ricordare delle immagini della vostra infanzia lontana? Ecco forse potrebbe essere quel triste momento della mattina, la faticosa sveglia, prima di andare a scuola. La mamma che entra nella vostra camera. Vi chiama per nome, vi esorta ad alzarvi, poi senza pietà alza la tapparella facendo crudelmente entrare il nuovo giorno nel vostro dolce dormiveglia. Voi tentate un’ultima difesa per guadagnare tempo. Vi girate nel letto per proteggervi dalla luce che vi ferisce gli occhi. Lei insiste, vi chiama per nome di nuovo, cambiando il tono della voce che si fa duro e perentorio. “Dai, alzati!” Voi state pensando al capriccio che potreste piantare pur di non
lasciare il caldo abbraccio delle lenzuola, lavarvi e andare a scuola, ma poi…

Siete in piedi con i capelli ritti in testa e vi trascinate mestamente in cucina. Vostra madre intanto vi dice di sbrigarvi che è tardi. Vi tocca la colazione: un tè di quelli micidiali – ma eco sostenibile- se vostra madre fa la spesa al commercio equo e solidale, oppure il latte con il Nesquik o peggio con l’Orzobimbo. Magari sul tavolo coperto dalla tovaglia a fiorellini o a quadretti, accanto alla tazza grande come una piscina, trovate un buondì. Se siete fortunati magari il buondì è al cioccolato. Se no vi consolate, in quella valle di lacrime che è la mattina presto, con i granelli di zucchero. Quelli del buondì sono grandi, duri e sotto i denti cedono di scatto e arrivano, dolcissimi, sulla lingua. Mangiate anche quelli che si sono staccati dalla merendina e sono caduti nella bustina di plastica perché niente deve andare sprecato. Magari anche voi lo fate utilizzando l’indice che avete leccato e appena inumidito di saliva per raccogliere più zuccherini in una volta sola. Fate la ciuppa insomma.
Si, non è poi tanto male.

Ma (e qui serve una pausa) ma adesso ciò che viene in mente a me, mentre scrivo, è il fatto che il buondì è piuttosto secco e, schiacciato e mangiato all’ora di pranzo senza latte e senza neanche un sorso d’acqua come ho fatto io, si è impastato in un unico blocco e mi ha quasi strozzato. Guai ad avere la tosse. Se ti va di traverso sono dolori. O storie.
Non so se mi spiego.
Il senso di tutto questo gran parlare è che uno scrittore è solo un osservatore che indaga nella vita quotidiana, riflette, si guarda attorno e scrive. Ricorderete certamente che la fenomenologia (secondo Husserl) è un approccio che assegna primaria rilevanza alla gnoseologia, intesa essenzialmente come relazione tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto.

Vedete, io credo che sia solo ai ricordi involontari che l’artista dovrebbe domandare la materia prima della sua opera. In primo luogo, perché essi sono involontari, si formano da sé, attratti dalla somiglianza di un minuto identico, essi soli hanno la firma dell’autenticità. Poi, essi ci riferiscono le cose in un dosaggio esatto di memoria e di oblio.”

Dunque non vi meravigliate della mia assenza e se non interagisco con il gruppo perché, anche se non ne siete ancora consapevoli, voi sapete tutto ciò che c’è da sapere.
Gli ingredienti da usare sono creazione, inventiva, immaginario e un pizzico di ricordi involontari. Scegliete voi le proporzioni. Provate e riprovate. Lavorate sul gusto, sui sapori, sui tempi di cottura. Scegliete con cura le materie prime, le spezie e i condimenti.
E ricordate che se la crema impazzisce dovete ricominciare dall’inizio tutto il procedimento: alla fine avrete due dosi invece di una. Insomma ci avrete guadagnato. La mia ricetta per il progetto sperimentale di scrittura collettiva del caso C. è tutta qui.
Non ho altro da aggiungere.
Bè si, un’altra cosa ci sarebbe. Un piccolo consiglio.
Se vi manca l’ispirazione provate con un buondì, ma per favore fate molta, molta attenzione.
g.


1 Commento »

  1. adriana iacono detto

    bello Rossella, l’ho apprezzato ancora di più questa volta. Splendida la citazione sui ‘ricordi involontari’. Sono sempre stata convinta che scrivere sia un atto, più o meno consapevole, della memoria. Cercheremo di calibrare il dosaggio della ricetta ma sul buondì non sono sicura, il mio dentista disapproverebbe, sai con tutta quella granella…
    ciao
    Adriana

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