di Mirfet Piccolo

Ha le mani ferite ma non le vede, in questo ospedale affollato di gente che lui non distingue, solo una nube tutta intera e densa e bollente come il liquore che impregna il suo corpo dentro e tutt’attorno. Però è caldo, sente, qui dentro è più caldo perchè fuori è bianco e c’è il gelo, e lui sente questo gelo schiaffeggiarlo con rapidità, sente il suo insinuarsi malvagio tra la barba e le rughe ogni volta che la porta dell’ospedale viene aperta e chiusa, ad irosa intermittenza, proprio di fronte a lui. Forse, pensa d’un tratto, è lui ad essere di fronte a quella porta, e non la porta di fronte a lui, manco fosse quella dell’inferno, perchè qualcuno disse, E le porte del cielo si apriranno, per poi precisare, O quelle dell’inferno.
Leggi il seguito di questo post »