Archivio per Ottobre, 2007

La goccia di Lucia Marchitto

Clic, cloc, cluc, cloooc,

Una pecora, due pecore, tre pecore, quattro, cinque, sei ….

Deve essere una serata grigia e nebbiosa, una di quelle serate in cui è meglio stare dentro che fuori, sì, deve essere così, perché non vedo né buio pesto né luce di luna né altro, soltanto grigio da quel rettangolo tagliuzzato, da quel buco nel muro chiamato finestra. Leggi il seguito di questo post »

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Madelyne Carmichael a Rikers Island

di Mirfet Piccolo

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“Rikers Island–just six miles from the Empire State Building–is one of the largest, most complex and expensive penal institutions in the world, yet most New Yorkers couldn’t find it on a map. Like many prisons in America, Rikers performs an expert magic trick: it disappears people [...]“.

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Il pianto rivelatore

di   Adriana Iacono

Eccolo di nuovo. Proprio qui, qui sopra la stanza da letto. Lo sentite? Lo sente signora Ramirez? Macchè, nessuno sente niente in questo condominio. Eppure strilla tutta la notte e di giorno anche. Vuole farmi impazzire. Vogliono farmi impazzire tutti.Ogni mattina glielo grido dal pianerottolo: fate smettere questo maledetto bambino! E loro: quale bambino Maddalena? Fanno  finta di non capire. Gli sposini, mi salutano per le scale: buon giorno Maddalena, tutto bene? Lei con quella faccina pallida, sorride perfino, è convinta di tenermi buona con pagnotte e torte di mele. Ma la dovranno piantare prima o poi. Come va oggi Maddalena? Con la vocina di gatta ammaestrata. Ma come può andare a una povera vecchia malata che non dorme da settimane? Lo so, lo nascondono, negano, ma io lo sento ogni notte e riconosco un pianto di bambino disperato. Oh, se lo riconosco! Leggi il seguito di questo post »

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Distanze [titolo provvisorio]

di Mirfet Piccolo

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Ha le mani ferite ma non le vede, in questo ospedale affollato di gente che lui non distingue, solo una nube tutta intera e densa e bollente come il liquore che impregna il suo corpo dentro e tutt’attorno. Però è caldo, sente, qui dentro è più caldo perchè fuori è bianco e c’è il gelo, e lui sente questo gelo schiaffeggiarlo con rapidità, sente il suo insinuarsi malvagio tra la barba e le rughe ogni volta che la porta dell’ospedale viene aperta e chiusa, ad irosa intermittenza, proprio di fronte a lui. Forse, pensa d’un tratto, è lui ad essere di fronte a quella porta, e non la porta di fronte a lui, manco fosse quella dell’inferno, perchè qualcuno disse, E le porte del cielo si apriranno, per poi precisare, O quelle dell’inferno.

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Incontro Fra Sabrina e André – scrittura collettiva in corso

André non riusciva a spiegarsi l’atteggiamento di sua madre quando era andato da lei, quando finalmente l’aveva trovata. C’era rimasto così male per tutto quell’urlare e inveire verso sua figlia, che, per un momento, aveva maledetto sua moglie per aver avuto quell’idea malsana. Ma poi, sbollito lo stupore, più che l’astio, ripensò a come erano andate le cose. Rivide l’espressione fra il curioso e il delicato dell’anziana sconosciuta, che tutto diceva essere la donna che lo aveva partorito, per il brevissimo istante in cui era rimasto sul suo volto quando l’aveva visto e poi lo scoppio di rabbia inconsulta verso Andrea, la figlioletta che chissà perché aveva deciso di portarsi. Forse per stemperare la tensione, o perché i bambini attirano sempre l’attenzione degli anziani e lei gli sarebbe servita se, dopo i primi attimi, non avessero avuto più niente da dirsi.

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Perché?

di Rossella Garofalo

Riemergeva a fatica dal breve sonno. Era l’alba. Distingueva un leggero chiarore dietro le tende sottili. Aveva dimenticato di abbassare le tapparelle. Si girò su un fianco, le spalle alla finestra. Un dolore sordo alla schiena e il peso alla bocca dello stomaco gli ricordarono che cosa era capitato a Gianni. Non riusciva a stare fermo nel letto. Quella mattina doveva andare a trovarlo. Il tempo scorreva lento. Sotto il suo sguardo cambiavano le combinazioni dei trattini che formavano i numeri digitali della sveglia. Decise di alzarsi.

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di Mirfet Piccolo

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Lettera di Sabrina

di Rossella Garofalo

Caro Andrè

oggi è veramente una giornata stupenda. Non manca proprio niente. La nebbia, il cielo cupo, la pioggia che continua a cadere, l’umidità che mi fa rabbrividire e bagna ogni cosa in questa città che è triste come me. Fa freddo. Ho camminato da sola per non so quanto tempo in attesa del verdetto. Poi mi sono infilata in questo bar per nascondermi dai curiosi e dai giornalisti. Il tuo avvocato mi ha dato la fotocopia della dichiarazione che ha letto per te in Tribunale. In aula non riuscivo proprio a seguire il filo dei tuoi pensieri ma ora l’ho letta con molta attenzione.

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Luke

di Mirfet Piccolo

icona-racconti-jj.jpg….e dopo ho detto al prete, guardi Padre la cosa che mi piace di più di me è il mio pene. E stavo in parte scherzando e i parte dicendo la verità. In parte scherzando perchè l’ultima cosa che puoi dire ad un prete è una cosa così. In parte dicendo la verità perchè è vero che mi piace il mio pene, dico sul serio. E mi piace in tutte le sue fasi, quando è giù e guarda serio per terra e quando si solleva. Sento come se mi stesse difendendo. Leggi il seguito di questo post »

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carne di cavallo

icona per post raccontidi Francesco Gianino

L’auto correva e se ne fotteva degli stop, ma traffico a quell’ora non ce n’era niente, Alfio poteva guidare come Schumacher. Poi s’arrestò sotto l’insegna dell’agenzia ippica, perché c’era una persona con le mani nelle sacchette che aspettava.
Il vento fischiava e trascinava il mondezzaio per strada.
«Sali, amuninni» apostrofò Alfio.
Santo Buscemi aprì la portiera posteriore e s’infilò dentro.
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