Perchè scrivere un Diario di bordo

di Rossella Garofalo

Ho proposto al gruppo di scrivere e pubblicare sul blog i nostri dubbi, i contrasti, le difficili comunicazioni via mail tra persone che non si conoscono ma che hanno in comune la passione per la scrittura. Della quantità di tempo e di buona volontà che ci vuole per districarsi nei post ma anche di come stiamo trasformando a poco a poco questo progetto che da “caso” è diventato una “cosa” e ora è addirittura una “casa” in costruzione: c’è anche chi si è offerto di scegliere gli interruttori. Insomma ho proposto di scrivere “un diario i bordo”. Senza spiegare però perché dovesse essere proprio un diario di bordo.
Lo faccio ora.
Anche se sembra strano è da quando ho letto del Caso Carmichael che mi torna in mente L’ultimo viaggio del Tramp Steamer di Mutis: ….Ci sono tanti modi per raccontare questa storia – quanti ne esistono per narrare anche l’episodio più insignificante della vita di chiunque. Potrei cominciare da quello che per me è stato l’epilogo della vicenda ma, per un altro protagonista dei fatti, forse non è stato che l’inizio. …Ho scelto dunque di narrare quello che è successo in base alla mia esperienza personale, seguendo la cronologia che mi è toccata in sorte. Può darsi che non sia il modo più interessante per venire a conoscenza di questa storia … Da quando l’ho sentita, ho sempre avuto la ferma intenzione di raccontarla a uno che, nell’arte di narrare le cose che succedono alla gente, si è rivelato un maestro. Perciò, ora che la scrivo per lui, giacché non ho potuto raccontargliela, preferisco farlo nel modo più diretto e scorrevole… Speriamo che la mia scarsa perizia non disperda l’incanto…”.

Credo che queste parole spieghino bene la difficoltà di raccontare – scegliere cosa/ come/ chi far parlare e perché – la storia dei Carmichael. Difficoltà che noi navigatori del web stiamo affrontando, attirati e colpiti da una storia vera di persone ai margini, dal loro dolore e salle loro difficoltà.
In questi mesi abbiamo capito che siamo tipi disposti a fare a meno delle notizie rassicuranti e delle certezze tranquillizzanti che anestetizzano i sensi. Anche quelli di colpa. Della cronaca effimera di storie sempre superate da altre più recenti
e scioccanti. ”Oggi mi sembra che al mondo esistano soltanto storie che restano in sospeso e si perdono per la strada” diceva ormai molti anni fa Calvino.
Noi vogliamo ricordare con rispetto, andando oltre la cronaca. Noi non possiamo giudicare o consolare, non abbiamo nulla da insegnare. Solo osservare con attenzione, riflettere, annotare sul diario di bordo e infine raccontare. Nel modo più diretto e scorrevole sperando che la scarsa perizia non disperda l’incanto del narrare…

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