e voi cosa ne pensate?

In tutto questo tempo, da quando cioè Giulio ci ha accolti nel progetto, da quando una lista di nomi, i nostri, si è trasformata in un gruppo abbiamo lavorato, ci siamo posti domande e dato risposte, abbiamo anche scritto.
Oggi abbiamo deciso di cominciare a rendere pubblico ciò che stiamo facendo iniziando proprio dall’incipit.
Di incipit ne sono stati scritti più di uno, ad essi è seguita una discussione, discussione che allegherò alla fine del post, tra questi c’è anche il mio, ed è quello che segue.

Incipit di Lucia Marchitto

Oltre il vetro altre finestre si affacciano sulla via, sul fondo della pattumiera giacciono le bucce delle tre patate, alcuni pezzi di cipolla anneriti, una carota raggrinzita e piena di muffa, una scatola di latta di cui non ci è dato di sapere cosa contenesse, spegne il fuoco, la pentola smette di borbottare, la tavola è apparecchiata, nell’acquaio giacciono un mestolo, un cucchiaio, un coltello.
Oltre il vetro la luce va oscurandosi e il cielo non si vede ora come non si vedeva prima, soltanto si può immaginare che il sole stia calando.
Solleva la testa dall’acquaio, fissa gli occhi sulla finestra, due occhi verdi che scrutano oltre il vetro, forse sta pensando a una casa in mezzo alla neve, ai bambini che corrono lasciando piccole orme scure e silenziose. Forse sta pensando … pensiamo, ma non ci è dato di sapere.
Si asciuga le mani, prende la pentola, l’appoggia sul tavolo nudo come la finestra. La stoffa è servita per qualcosa d’altro, qualcosa di più utile di una tenda e di una tovaglia. Sul fondo della pattumiera giacciono pezzi di stoffa, alcuni bianchi, altri di colori sbiaditi, altri gialli, altri rossi, altri ancora a piccoli quadretti bianchi e verdi.
Scoperchia la pentola, il vapore si alza e si attacca sul vetro, prende il mestolo, riempie cinque piatti, si siede, infila il cucchiaio nella minestra e inizia a mangiare piano. Dietro gli occhi verdi nella casa in mezzo alla neve il fuoco scoppietta allegro, una tovaglia con piccoli ricami ricopre la tavola, forse sta pensando ai ricami, forse sta pensando che c’è la luna piena perché la neve manda bagliori nel cielo scuro, forse sta pensando, pensiamo, ma non ci è dato di sapere.
Oltre la finestre altre finestre si accendono come occhi nella sera, anche in questa casa la luce è stata accesa, quattro piatti sono completamente puliti, il bambino e la bambina si sono alzati da tavola, si sono seduti sul pavimento e stanno giocando, un gioco fatto di gesti, l’una stringe una bambola di pezza al petto e la culla, l’altro ha un orsacchiotto, si mette in bocca un orecchio lo morde e lo succhia, l’altro orecchio ormai non c’è più, forse si nasconde tra le bucce di patate in fondo alla pattumiera.
Sulla finestra il vapore si è svaporato e una lacrima d’acqua cola lungo il vetro, proprio in mezzo.
La donna osserva il piatto ancora pieno, poi alza gli occhi e guarda la finestra, ma lo sguardo non può andare oltre, ora davanti alla finestra c’è suo figlio Gregory che guarda il piatto di Latanisha, Andrè solleva il capo e stringe ancora più forte tra i denti l’orecchio dell’orsacchiotto, Sabrina punta gli occhi su sua madre, Madelyn fissa ancora i suoi occhi verdi verso il vetro della finestra per sognare ancora della casa e della neve, ma incontra gli occhi di Gregory, insieme abbassano lo sguardo sul piatto: il piatto è ancora pieno.
Latanisha gioca con un pezzo di carota che è caduto sul tavolo.
Questi sono i commenti seguiti al mio incipit:

Ho letto anche quello di Lucia e mi ha colpito il tempo d’inizio da
lei scelto, subito prima della morte di L. Lo stile è secondo me (ma
NON è una critica) troppo “letterario” e pieno di particolari. Mi
sembra comunque un inizio di un romanzo.
Giuseppe

Scrive Giuseppe: NON è una critica , non ti preoccupare sono abituata alle
critiche anzi io le cerco, mi fanno capire meglio quello che faccio, per
questo ti ringrazio molto, tu dici “Lo stile è secondo me (ma
NON è una critica) troppo “letterario” e pieno di particolari.”
Ma cosa vuol dire “troppo letterario?”,
che l’ho scritto come si scrive un compito scolastico, dove si sente la
fatica di scrivere o di leggere? Manca l’emozione, il coinvolgimento?
Ma dell’idea nascosta nell’incipit di una pluralità di narratori (pensiamo
… non ci è dato di sapere) che te ne pare? Che ve ne pare a tutti?
Ciao Lucia

Lucia ho letto il tuo incipit, contrariamente agli altri tuoi racconti
questo mi è sembrato meno ‘centrato’ e poco messo a fuoco (almeno rispetto a
quello che ho letto di tuo).
ciao
Adriana

Cara Adriana,
innanzitutto grazie per aver letto il mio incipit, mi piacerebbe capire cosa
intendi quando dici ‘centrato’ e poco messo a fuoco.
Di sicuro nel mio incipit ci sono delle incongruenze (rileggendolo oggi mi
sono resa conto di ciò), vorrei solo fare una precisazione riguardo alla tua
frase “contrariamente agli altri tuoi racconti”: questo non è un racconto
ma solo un inizio, chiaro poi che non tutto ci può piacere, soprattutto non
ci dobbiamo far piacere per forza qualcosa, ma la cosa più interessante e il bello della scrittura collettiva è proprio il confronto.
Ciao Lucia

Cara Lucia
Se hai scritto il tuo incipit sull’idea del silenzio, allora
capisco meglio quello che hai cercato di fare e lo apprezzo di più, vado a
rileggerlo.
Ciao Adriana

scusami Lucia, ho scritto un commento frettoloso. Quello che volevo dire è
che nelle altre cose che ho letto avevo notato una caratteristica che mi era
piaciuta molto, cioè la tua capacità di assumere un punto di vista molto
preciso e mantenerlo fino in fondo con dovizia di dettagli e una capacità di
‘mettere a fuoco’ ambienti e personaggi quasi fotografica. Quindi le parole
che ho usato vanno inserite in questo contesto. In questo incipit invece ho
trovato uno stile meno diretto e più sfumato, come se, per continuare la
metafora fotografica, avessi messo un filtro davanti all’obiettivo o avessi
deciso di dare un effetto ‘mosso’ (quindi poco centrato). Poi ho letto il
tuo commento al mio incipit e ho notato che hai fatto riferimento al
silenzio allora ho pensato che forse quello che hai tentato di fare è stato
di dare la suggestione del silenzio. Se è così, questo mi fa capire meglio
il tuo scopo e apprezzare di più il tuo brano.
ciao
Adriana

Ciao Lucia,
mi piace il clima quotidiano che hai descritto. Alcune immagini forse sono
un po’ troppo stereotipate per i miei gusti (ad esempio il camino
scoppiettante…), però la strada mi sembra buona.
Ora, tu parli del piatto di Latanisha, ma Latanisha ha tre anni, non
dovrebbe mangiare su di un seggiolone ed essere imboccata? E se il piatto
che descrivi fosse un piatto vuoto perché il “fatto” è già avvenuto da
tempo?

Federico

Caro Federico,
nella cronologia dei fatti mi pare sia scritto che Latanisha non aveva
pulito il piatto perciò Madelyn si era arrabbiata, per cui sono giunta alla
conclusione che Latanisha fosse in grado di mangiare da sola, questo fatto è
accreditato secondo me dal fatto che i bambini a tre anni vanno alla scuola
materna e non vengono imboccati ma solo aiutati quando occorre. La storia
del camino hai ragione è leziosa tra l’altro mi sono accorta che ci sono
delle incongruenze questo perchè non ho lasciato decantare un po’ la storia
dentro di me. L’ho scritta ieri pomeriggio, ricorreggendo e scrivendo un
sacco di volte ma prima di inviarla dovevo staccarmene per un po’ e poi
rileggerla.
Dici: “E se il piatto che descrivi fosse un piatto vuoto perché il “fatto” è
già avvenuto da tempo?” questo secondo me è molto interessante anche perchè
mentre scrivevo pensavo che proprio da quel punto sarebbe stato interessante
inserire altre voci: come se tutti i personaggi tornassero col proprio
sentire al prima, lasciare la storia sospesa caricandola di tensione e
della emotività di tutti i personaggi, in questo modo si arriverebbe al
culmine con la morte della piccola e l’occultamento del cadavere (tipo scena
madre) per poi pian piano sciogliere tutti i nodi e la tensione per arrivare
alla conclusione.
Grazie Federico.
Ciao Lucia

sì Adriana, il mio è stato un tentativo per rendere il silenzio, bè ci
posso sempre riprovare, posso lavorarci sopra, sicuramente ci lavorerò
tenendo conto di ciò che hai notato tu e Federico.
Ciao Buona serata. Lucia

L’incipit di Lucia: a me è risultato troppo impersonale. Non sono riuscita a
entrare dentro la casa, e neppure a guardarla dall’esterno lasciandomi
guidare dal pensiero narrante. C’è qualcosa che mi ha fatto pensare a un
precostituito che mi ha tenuta a distanza. Forse questo effetto è voluto (il
“non ci è dato di sapere” me lo ha fatto pensare), e però, nel caso, non
capisco il perché.
Marianna

Sul tuo incipit, invece, per “precostituito” intendo che la sensazione che
ho avuto è che tanti riferimenti fossero troppo preparati e “preparanti”.
Provo a farti qualche esempio, forse così riesco a spiegarmi meglio: Sabrina
stringe a sé e culla una bambola, Andre morde un orecchio al pupazzo. Tutto
altamente plausibile, ma persino troppo in una storia come questa. Mi sa
quasi di stereotipo, e non tanto di atteggiamento di bambini di sei e tre
anni (che se siedono insieme sul pavimento con i loro giochi, a me
sembrerebbe più normale che interagiscano, in silenzio sì, ma comunque con
una comunicazione e una solidarizzazione), ma di scena thriller dove
sicuramente di lì a poco accadrà qualcosa di terribile. E’ vero che accade
qualcosa di terribile, ma lo sappiamo tu e io che conosciamo la storia, un
lettore qualunque non dovrebbe percepirlo così aprioristicamente.
Per rendere il silenzio forse occorrono maggiore lentezza e diluizione delle
scene. Devono accadere cose e non produrre suoni. Se invece io leggo di
fotogrammi, non ho impressione di silenzio, ma di immobilità . L’intercalare
del “non ci è dato sapere”, inoltre, il silenzio lo interrompe (ovviamente
parlo di mie percezioni, che non hanno alcun valore universale)
Non è precostruita la storia, non intendevo questo, mi è sembrato troppo
precostituito il contesto che, così reso, a me lettrice, di normale non
appare nulla, tutt’altro.
Mi sono permessa di commentare il tuo incipit così “tanto” perché mi è parso
di capire che tieni molto al fatto che arrivino delle cose precise, ci stai
facendo ricerca intorno, e non solo sulla storia, credo. Se però quello che
io ti ho scritto ti crea confusione anziché esserti di aiuto, non tenerne
conto :)
Marianna

Cara Marianna,
nel momento in cui ho inviato il testo (come tutti credo) ho anche
acconsentito a “criticarlo” perciò non ti preoccupare, poi hai ragione che
tengo molto alle cose precise perchè dire bello o brutto non mi aiuta a
vedere e a capire cosa funziona e cosa non funziona.
Tu dici “e non tanto di atteggiamento di bambini di sei e tre anni (che se
siedono insieme sul pavimento con i loro giochi, a me sembrerebbe più
normale che interagiscano, in silenzio sì, ma comunque con una comunicazione
e una solidarizzazione), ma di scena thriller dove sicuramente di lì a poco
accadrà qualcosa di terribile” ma è esattamente quello che volevo si
pensasse, e mi spiego: dalla cronologia dei fatti sappiamo che non era la
prima volta che Madelin picchiava i figli e che non era la prima volta che
si arrabbiava se il piatto non veniva pulito, quando i bambini vedono che
Latanisha non si decide a pulire il piatto sanno che la mamma si arrabbierà,
quindi non giocano tranquilli anzi cercano di essere invisibili.
Ho fatto una dovizia di particolari per dire tante cose, una che la famiglia
in questione non se la passa tanto bene economicamente, due per creare
tensione, la finestra è una via di fuga per Madelin finchè può guardare
fuori, può allontanare la visione del piatto vuoto e tenere a bada la
rabbia, e finché guarda fuori può sognare una vita diversa, e finché c’è il
sogno c’è la speranza, nel momento in cui il corpo di Gregory si pone
davanti alla finestra la sua via di fuga scompare e non può fare altro che
guardare il piatto vuoto. E lei lo sa, e lo sanno i suoi figli.
Un’altra domanda: l’immobilità è silenzio?
Il silenzio è immobilità? O assenza di suoni? Come fa ad esserci assenza di
suoni se c’è movimento?
Non c’è mai silenzio assoluto come mai c’è immobilità assoluta o buio
assoluto.
Silenzio assoluto
Immobilità assoluta
Buio assoluto può esserci solo con la morte.
A me piace molto pensare sulle cose, farmi domande, riflettere.
Ma se a tutti voi queste continue domande danno fastidio, basta dirlo, no problem.
Ciao Lucia

Rispondo velocemente (scusate, sono anche in questi giorni sempre di fretta) a Lucia su un paio di cose:

Un’altra domanda: l’immobilità è silenzio?
Il silenzio è immobilità? O assenza di suoni? Come fa ad esserci assenza di
suoni se c’è movimento?
Non c’è mai silenzio assoluto come mai c’è immobilità assoluta o buio
assoluto.

L’immobilità è una forma di silenzio.
Io non reputo il silenzio immobilità, in silenzio la gente, ad esempio, medita, e per me la meditazione non è immobilità. Il silenzio assoluto non c’ mai. Non c’è mai neppure l’immobilità assoluta (pensa all’interno del tuo corpo, per esempio, al sangue o alle cellule).
Poi, il tuo corpo può essere immobile (in apparenza), ma attorno a te c’è sempre qualcosa che si muove, come l’aria che entra ed esce dalla tua bocca, e che fa rumore.

Buio assoluto può esserci solo con la morte.

Non è detto. C’è chi con la morte di una persona cara, ad esempio (ma anche non cara, forse), instaura un dialogo che magari in vita non aveva, ed in questo senso si può dire che la morte è luce.

A me piace molto pensare sulle cose, farmi domande, riflettere.
Ma se a tutti voi queste continue domande danno fastidio, basta dirlo, no problem.

Lucia, a me le tue domande non danno fastidio, anzi.

Mirfet

..dimenticavo, l’intercalarare “non ci è dato di sapere” io lo trovo splendido. Il non sapere, ovvero il non poter rispondere ad una domanda, puo’ essere visto come una forma di silenzio. Un silenzio che genera domande, domande alle quali non si può rispondere (e quindi si fa silenzio), e proprio per via di questo silenzio nascono altre domande.. ecc. Mirfet

Ok, doppio equivoco chiarito.
Gli equivoci stavano:
nella “normalità” che tu avevi detto di voler rappresentare. Io l’ho intesa
come normalità in generale, tu invece ti riferivi alla normalità in casa C.;
io non do per scontato che Madelyne picchiasse brutalmente i figli anche
prima della morte di L. Dal dossier risulta che le testimonianze di Sabrina
parlassero della pretesa della madre che i piatti venissero vuotati: io non
avevo tradotto che questo comportasse botte ogni volta che la famiglia era a
tavola. Non so perché, ma io sono più portata a credere che la brutalità
degli abusi sia subentrata dopo la morte di L. Ma la mia interpretazione non
deve ingombrare la tua.
Quindi, tutto ok. Hai centrato il tuo obiettivo: ricreare al normalità della
tensione che regnava nella famiglia C.
Marianna

Grazie Marianna,
il caos è bello perchè poi si cerca di addomesticarlo, comunque ritornando
alla nostra storia, copio incollo dalla cronologia dei fatti “Dal 1982 al
1988 presso la Child Welfare Agency vengono depositate otto denuncie di
maltrattamenti contro Madelyn e suo figlio Gregory (tuttavia, questa lunga
storia di abusi verrà alla luce solo dopo l’inizio delle indagini per la
morte di Latanisha)” quindi tu puoi non dare per scontato che picchiasse i
figli anche prima della morte di L. se vuoi inventarti totalmente la storia,
se invece ci dobbiano attenere ai fatti dobbiano tenerne conto.
Scusami, non è che voglio fare le pulci, ma quei documenti ormai li conosco
a memoria.
E poi lo so, io non mi accontento, quando scrivo sono terribile (con me
stessa intendo), di ogni personaggio che invento so molto, ma molto di più
di quello che scrivo, i luoghi poi! anche se sono completamente inventati
potrei disegnarli, so perfettamente dove guardano le finestre e tutto
quanto, penso alla luce come cade, come può illuminare o no un oggetto o una
persona, se ho un’idea in testa mi accompagna in tutti i miei atti
quotidiani e mi fa aguzzare lo sguardo, cerco documenti, ritaglio giornali,
ascolto, come lettrice lo sono ugualmente. Mia madre mi diceva sempre “se
non ti scervelli non sei contenta” penso che avesse proprio ragione.
Mi piacerebbe sapere come tu e tutti gli altri scrivete, come iniziate a
lavorare su una storia, su un testo. Come risolvete i problemi ecc.. sarebbe
anche questo un modo per conoscerci.
Ciao e buona serata Lucia

:) Grazie mille per la precisazione documentata. Io non riesco a imparare a
memoria un bel niente: la mia capacità di memorizzare è visualizzabile in
una bella fetta di gruviera! (avevo rimosso completamente le denunce
antecedenti la morte di Latanisha).
Falle pure le pulci, Lucia, io non posso che essertene grata!

Come scrivo io? domanda da un milione di dollari, perché non so risponderti.
L’unica cosa che posso dirti è che il mio scrivere è tutto assolutamente
viscerale. Quando una storia mi nasce in testa, prima di diventare
narrazione passa per diverse cose e reazioni: poesie e simili e agitazione
simile a quella di uno starnuto difficile da partorire sono il primo passo,
poi non si sa.
Non tutto quello che dovrei/potrei/vorrei scrivere finisce con l’essere
scritto.
Spesso e volentieri parto da strani flash, la storia viene dopo. Il primo
racconto che ho scritto è nato da una suggestione scaturita da una canzone
di De Andre’ (di cui al momento mi sfugge il titolo). Avevo una donna di cui
parlare. Il risultato? La storia del suicidio di un uomo.
Non ho ancora perso il vizio di partire da una cosa e scriverne un’altra.
(Qui mi trattengo per pudore :) )) )
:) ) sì il caos è bello perché poi si cerca di addomesticarlo, verissimo.
Buona notte. Ciao. Marianna

Grazie Lucia per le tue parole.
Quanto i ti scrivevo riguardo a Thomas Mann in realtà era con
ammirazione. Ho conosciuto quell’autore al liceo e lo considero un
maestro assoluto nelle descrizioni di atmosfera e di ambiente. Le sue
descrizioni sono così accurate ed efficaci che ti sembra
effettivamente di conoscere i luoghi di cui parla (ad es. casa
Buddenbrok ).
L’unico mio dubbio è se uno stile del genere sia appropriato a questo
testo.
ciao, Giuseppe

E voi cosa ne pensate?

1 Commento »

  1. joolhan detto

    I tempi d’attesa di questa scrittura mi sconvolgono… come dentro ad un film!!

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