di Adriana Iacono
Imparare a conoscersi e riconoscersi è stata forse la cosa più difficile. Eravamo un pugno di perfetti estranei sparsi su tutto il territorio nazionale (e non) che pretendeva di lavorare con spirito di gruppo a un lavoro ambizioso. Per di più a capo di tutto c’era Giulio Mozzi, mica uno qualunque.
All’inizio mi sono sentita un fantasma, non avevo mai partecipato a un gruppo di discussione e non ne capivo le dinamiche: scrivevo mail a cui nessuno rispondeva in maniera diretta e pensavo che nemmeno mi leggessero, anzi forse nemmeno esistevo in quella mailing list, cioè c’era il mio nome ma le mie mail non arrivavano a nessuno. Ho provato di tutto, piccole provocazioni, messaggi personali, velate minacce (sì, anche quelle) fino a quando qualcuno un giorno mi ha citata nella sua mail e ho capito che esistevo. Da quel momento in poi per me è stato come mollare gli ormeggi e lasciarsi portare dolcemente dalla corrente. Tutti quanti, chi prima chi dopo, abbiamo mollato gli ormeggi, ci siamo messi comodi, abbiamo cominciato a conoscerci e a ‘ecceterare’. Non credo di sbagliare se dico che adesso ci sentiamo parte di qualcosa di bello, qualcosa che cresce sotto i nostri occhi come una pianta gracile e bisognosa di cure che vogliamo fare diventare forte e rigogliosa.