003. Come partecipare
di giuliomozzi
Qui sotto c’è uno spazio per i commenti, le domande, le richieste di chiarimento eccetera. Se quello che scrivete non appare subito, state tranquilli: apparirà in séguito.
Se volete partecipare al progetto, scrivetemi a questo indirizzo:
giuliomozzi[chiocciola]gmail.com
scrivendo nella riga dell’oggetto le parole:
progetto Carmichael
Nella lettera vi prego di indicare il vostro nome, cognome, indirizzo e telefono. Vi chiedo di presentarvi come più vi pare e piace. Deciderò quali partecipazioni accettare e quali non accettare. Vi risponderò in tempi brevi (compatibilmente con il mio continuo vagare per l’Italia: è possibile che tra la vostra lettera e la mia risposta passi qualche giorno).
Inoltre vi chiedo un breve testo (cinque-otto righe) di autopresentazione che io possa pubblicare, insieme con il vostro nome e cognome, nella pagina Chi partecipa (dove non saranno pubblicati, a meno che non lo chiediate espressamente, il vostro indirizzo fisico o elettronico o il vostro telefono).
22 Commenti »
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cinzia detto,
18 Aprile 2007 @ 6:49 am
Forse a causa della mancanza del secondo caffé mattutino non mi è chiaro in cosa consista la partecipazione, ovvero cosa si dovrebbe scrivere? testi teatrali, capitoli sciolti,si deve partire dal racconto proposto? Perdono, ho sonno però non ho afferrato. Grazie per i chiarimenti.
giuliomozzi detto,
18 Aprile 2007 @ 2:45 pm
No, il racconto proposto è messo lì solo a titolo di esempio, e comunque per testimoniare quanto questa storia mi interessi.
Pamela Canali detto,
18 Aprile 2007 @ 7:40 pm
Posso mandare un racconto pubblicato tempo fa sul mio blog? Ne avrei anche un secondo e un terzo (se riesco a finirlo). E se me ne viene in mente un altro? Quanti se ne possono inviare?
giuliomozzi detto,
19 Aprile 2007 @ 5:12 am
Tutto si può, Pamela. Ti prego solo di aspettare un poco. Finisco di sistemare questo sito, cerco di spiegare con più precisione quello che ho in mente, eccetera.
Actarus detto,
20 Aprile 2007 @ 7:58 am
Proverei un racconto in terza persona e soprattuto uscirei dall’aula del tribunale.
andrea branco detto,
20 Aprile 2007 @ 1:52 pm
ma il fratello e la sorella più grandi, in silenzio per vent’anni, perché? questo mi chiedo. la madre ha ucciso, ok. gli altri sono stati zitti. ummm.
cinzia detto,
21 Aprile 2007 @ 10:26 pm
bene. aspettiamo dunque. Grazie.
Matteo detto,
22 Aprile 2007 @ 10:57 am
Mi sono autocandidato secondo istruzioni
pessimesempio detto,
23 Aprile 2007 @ 9:16 am
A me il progetto di uscita dalla solitudine pare molto interessante e mi verrebbe anche voglia di partecipare, ma mi chiedo: quanto impegno richiede un progetto del genere da parte dei partecipanti? o meglio, che qualità e quantità di impegno ti aspetti? oppure: ti aspetti qualcosa da questo punto di vista dai partecipanti?
davide detto,
23 Aprile 2007 @ 9:43 am
lo stesso dicasi per il sottoscritto.
buona giornata,
davide
demetrio detto,
23 Aprile 2007 @ 1:42 pm
aggiungo uno spunto giulio, questo discorso del Limbo. La mamma uccidendo la figlia in un certo senso la “salva”. Se la bimba piccola fosse cresciuta sarebbe potuta diventare una poco di buono, o una persona cattiva, o semplicemente una persona normale, che come dice Ameto, è piena di cattivi propositi. Uccidendola, la salva da tutto questo e non essendoci più limbo, e quindi diminuendo il “peso” del peccato originale, la bimba raggiunge il paradiso.
Forse in questo si spiega anche la mummificazione del povero corpicino, cristallo di una salvezza violenta.
d.
andrea branco detto,
23 Aprile 2007 @ 9:45 pm
Oppure, demetrio, la “mummificazione” era per tentare di “salvare” il corpicino. La madre sentiva piangere una bambina. Forse lei l’aveva sentita per tutti quegli anni. Chi sa, magari non sempre aveva pianto. Magari si era illusa di tenerla in vita, tenendola a quel modo. Forse da sola non riusciva a rendersi “davvero” conto di ciò che aveva fatto. Non saprei, mi ci hai fatto pensare tu in questo momento, a ’ste cose. Però, uccidere un essere in potenza per presalvarlo dal futuro. Da se stesso. Pesante. Vabbè. ‘notte.
davide detto,
23 Aprile 2007 @ 9:56 pm
scusa giulio, il mio commento era legato a quello di matteo, rispetto alla candidatura. vedendolo pubblicato (e non sapendo che prima ce n’era un altro) mi rendo conto possa apparire poco chiaro.
giuliomozzi detto,
24 Aprile 2007 @ 11:16 am
Ho capito finalmente come funziona la moderazione dei commenti in wordpress. Chi commenta per la prima volta viene messo in attesa di approvazione da parte dell’amministratore (che sono io). Se io autorizzo il commento, successivamente quella persona vedrà apparire immediatamente i suoi commenti.
Matteo detto,
25 Aprile 2007 @ 6:11 pm
Demetrio, sei un dissipatore di spunti…

andrea branco detto,
3 Maggio 2007 @ 8:00 pm
leggevo questo, ieri, e mi è venuto in mente che. vabbè.
“L’illusione? Costa cara. A me costò vivere più del dovuto. Pagai così il debito di incontrare mio figlio, che non è stato, se vogliamo dirlo, nient’altro che un’ulteriore illusione; perché io un figlio non l’ho mai avuto. Adesso che sono morta mi sono presa il tempo di pensare e capire tutto. Dio non mi ha dato nemmeno un nido per custodirlo. Solo questa lunga vita miserabile che ho avuto, portando di qua e di là i miei occhi tristi che guardavano di sottecchi, come se cercassero dietro la gente, sospettando che qualcuno avesse nascosto il mio bambino. Ed è stata tutta colpa di un maledetto sogno. Ne ho avuti due: uno lo chiamo il > e l’altro il >. Il primo mi fece sognare di aver avuto un figlio. E finché sono vissuta, non ho mai smesso di credere che fosse vero; perché lo sentivo tra le mie braccia, tenero, con la bocca e gli occhi e le manine; per molto tempo ho conservato tra le dita l’impressione dei suoi occhi addormentati e dei palpiti del suo cuore. Come potevo pensare che non fosse vero? Lo portavo con me dovunque andassi, avvolto nel mio scialle, e di colpo l’ho perduto. In cielo mi dissero che si erano sbagliati con me. Che mi avevano dato un cuore di madre, ma il seno di una donnaccia.”
leggevo questo, ed è diverso, da Carmichael. qui il figlio è un sogno, mentre nel caso di carmichael la figlia è vera. eppure. assonanze, ci ho sentito.
comunque, il brano è tratto da “Pedro Paramo” di Juan Rulfo, Einaudi, pag 67-68. un pochino lungo, ma pazienza.
ciao
andrea branco detto,
3 Maggio 2007 @ 8:04 pm
“il benedetto”, “il maledetto”. ho usato le virgolette basse, ma non le ha prese. scusate.
Gianpaolo detto,
11 Maggio 2007 @ 3:37 pm
Forse arrivo tardi. Volevo sapere da Giulio Mozzi se aveva già scelto i partecipanti.
giuliomozzi detto,
12 Maggio 2007 @ 8:35 am
No. Provvedo dopo il 17 maggio.
cinzia pierangelini detto,
20 Maggio 2007 @ 10:15 am
ma come? cioè io aspettavo nuove e… boh. Ciao.
ombraefuoco detto,
26 Dicembre 2007 @ 9:42 pm
Mi sembra un progetto interessante. Non ho ancora ben chiaro come dovrebbe svilupparsi il racconto, ma mi interessa.
laura silvestrini detto,
1 Luglio 2008 @ 1:38 pm
Ho già partecipato al progetto durante un tuo corso di scrittura creativa all’Università di Padova (dev’essere stato il 2003 o il 2004).. mi incuriosisce piacevolmente questa sorta di accanimento alla vicenda Carmichael. E gradirei capire il perchè di tanto interesse. Saluti e buon lavoro!