010. La documentazione
Il dossier giornalistico sul “caso Carmichael” è disponibile sia in lingua originale (inglese) sia in traduzione italiana. Chi volesse farsi velocemente un’idea della storia, può leggere l’articolo (impreciso nei particolari, ma fondamentalmente attendibile) riportato qui sotto. Io lo lessi nel quotidiano Il Gazzettino ma – trattandosi di un “lancio” dell’Ansa di Washington – fu riportato anche da altri quotidiani italiani. [gm]
La documentazione completa in lingua inglese
La documentazione completa in lingua italiana
Il Gazzettino, 8 novembre 1999
Uccide la figlioletta di tre anni e ne conserva il cadavere per venti
Tragedia a New York: la polizia ha scoperto che una madre ha ucciso la figlioletta di tre anni e poi ne ha tenuto il cadaverino in un armadietto di metallo per vent’anni, portandolo di casa in casa, nel corso di vari traslochi, mentre la piccola risultava ufficialmente “scomparsa”.
Madelyn Carmichael, che uccise la piccola Latanisha, era oppressa da un rimorso che la stava spingendo alla follia. Da mesi si lamentava con l’amministratrice del condominio di Brooklyn perché i vicini lasciavano piangere un bambino tutta la notte: ma negli appartamenti vicini non c’erano bambini. La macabra scoperta è stata possibile grazie al gemello di Latanisha, André, cresciuto in un’altra famiglia cui era stato dato in adozione per sottrarlo agli abusi della madre Madelyn.
André, tre settimane fa, decise di andare a trovarla dato che non l’aveva mai più vista da quando era stato dato in affidamento a due anni d’età. Non trovò subito la madre, ma una zia che gli chiese se egli avesse mai tentato di cercare la sua sorella gemella, scomparsa vent’anni prima: il ragazzo 23enne è rimasto di sasso: ignorava di avere una sorella. Sconvolto, ha subito chiamato un’altra sorella – figlia di Madelyn – la quale è scoppiata in lacrime e ha confessato il suo terribile sospetto: la madre aveva ucciso Latanisha, e il corpo era ancora in casa.
I due hanno avvertito la polizia. Durante la perquisizione, il detective Daniel D’Alessandro ha notato un armadio a muro chiuso con un lucchetto. Lo ha aperto, e ha visto il mobiletto metallico, a sua volta avvolto in una busta di plastica. Lo ha forzato e dentro – orrida scena – sono emersi i piccoli resti avvolti in una coperta, in buste di plastica e in un giornale del 4 novembre 1979.
“È la cosa più terribile che abbia mai visto – ha dichiarato –. C’era rimasto poco più che il teschio con brandelli di carne e capelli, ma con la fisionomia di un bambino”. Madelyn, all’apertura del macabro sudario, ha avuto un malore ed è stata trasportata in ospedale: è stata incriminata per omicidio volontario. Secondo gli inquirenti, la bambina morì per le percosse della madre. Ma solo gli psichiatri potranno sondare quanto la persecuzione del terribile rimorso ventennale, ha punito la donna che ha custodito in sé il più terribile dei segreti.