La Collezione di Betty IV Parte - di Gianpaolo Borghini

Sono andata verso quei lampeggianti, pur non sapendo se era la direzione giusta C’erano tre macchine della polizia e un’ambulanza. Un agente bastava a tenere a distanza i curiosi, attirati dalle luci intermittenti blu come le falene dai lampioni. Solo dopo essermi aggiunta ai curiosi mi sono resa conto che ero al 94 di Rockaway Parkaway, l’indirizzo che aveva scritto il farmacista.

Con questa consapevolezza ho subito pensato che Madelyn avesse fatto quello che desideravo fare io e che l’ambulanza fosse lì per portarne via il cadavere. Leggi il seguito di questo post »

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La Collezione di Betty di Gianpaolo Borghini - III Parte

Subito avrei voluto chiamare il medico per una spiegazione, ma poi ho dubitato che lui avesse potuto sbagliare in questo modo. L’unica spiegazione plausibile era che a farlo fosse stato il farmacista. Non poteva essere andata che così. E tutto a causa di quella donna che voleva saltarmi davanti.

Se fossi andata a chiedere un’altra ricetta, così presto, avrei dovuto spiegare quello che era successo, ma non avrei mai potuto dire in quale farmacia si erano sbagliati. O avrei dovuto dire che l’avevo persa e, forse, il dottor Lowrence avrebbe denunciato il fatto. La farmacia nella quale ero andata avrebbe potuto segnalare che la ricetta era presso di loro e chissà cosa sarebbe successo. Addirittura il farmacista avrebbe potuto riconoscermi. Leggi il seguito di questo post »

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varianti e altre storie

Undici variazioni sul caso C.                      Variante undicesima

 

Pioveva ancora, sembrava una gabbia.

- Non mi vuoi più vedere?- dice lui.

- È stato un ottobre grigio.

Per favore, rispondeva Sabrina.

- Per favore, ho bisogno di stare sola.

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varianti e altre storie

Undici variazioni sul caso C.                              Variante decima

 

- Cosa bevi?

- Rum.

- Quale preferisci?

- Zacapa.

Il banconista era giovane, capelli corti, maglietta nera.

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varianti e altre storie

Undici variazioni sul caso C.                                           variante nona

 

- E poi …

- La realtà è fiction – dice lei.

- Abitavano insieme tutt’e quattro e il padre non c’era mai, era una mezza checca, andava in giro ad ammazzare gatti e poi li vendeva ai ristoratori per pagarsi l’affitto di casa. E lo sai che faceva la madre per vivere? Il figlio più grande le trovava i clienti, e quando gli affari andavano male se la prendevano con gli altri due.

- Veramente? Leggi il seguito di questo post »

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La Collezione di Betty - II° Parte - di Gianpaolo Borghini

Poi, come se la novità avesse subito smesso di essere interessante, i ragazzi hanno rivolto la loro attenzione ad altro. Le paure sono svanite; evidentemente avevano notavano solo la stranezza della mia figura per i loro occhi, nient’altro. Non sembravano avere nessuna intenzione bellicosa, almeno per il momento.

Per raggiungere la farmacia dovevo attraversare solo la strada. Avvicinandomi ho notato le vetrine protette da reti metalliche e una guardia armata con giubbotto antiproiettile come usciere. Fino a quel momento avevo solo sentito parlare delle zone di frontiera, continuamente pronte allo scontro, che si trovavano nella città con le stesso nome di quella dove avevo sempre abitato: New York.. Leggi il seguito di questo post »

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Undici variazioni sul caso C.                                            variante ottava

 

Un parco, tanto verde, i bambini che giocano, una bella domenica di primavera.

- Non va così.

- Perché?

- Non ci credo.

- E noi due?

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varianti e altre storie


Undici variazioni sul caso C.                                                  Variante settima

 

In questa città c’erano molte case in pietra e cemento. Una strada la tagliava in due. Da una parte e dall’altra s’affacciavano i giardinetti recintati e i garage e i cancelli delle villette. All’ingresso della città c’era una stazione di rifornimento e un gran piazzale dove la notte sostavano i camionisti.

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La Collezione di Betty di Gianpaolo Borghini

Di seguito la prima parte della Collezione di Betty:

Giravo da tre giorni con la prescrizione definitiva in una tasca del cappotto. Quella che avrebbe completato la collezione di sonniferi. Quella che le avrebbe fatto raggiungere l’indice di letalità che avevo programmato fin dall’inizio: una quantità bastante a sopprimermi almeno due volte. Dopo essermi decisa non volevo correre rischi: mai avrei potuto risvegliarmi ancora in questo mondo nero, come niente fosse successo. Non lo avrei sopportato e non avrei più avuto il coraggio di riprovarci. Leggi il seguito di questo post »

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Tra cannazze e friselle

di  Adriana Iacono 

Mancano ancora tre mesi per il 15 giugno ma il menù è fatto: cannazze e cuta cuta, bigoli al sugo di anara, friselle, primo sale col pepe, soppressa di Bresseo, paste di mandorle e malvasia di Lipari, poi frutta di stagione acqua e vino. Non proprio il menù di Pasqua ma quasi. Leggi il seguito di questo post »

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